MICHETTI – La luce e il segno


    5 maggio – 11 giugno 2016

    Data: 18/04/2016

    Sede espositiva: Galleria Berardi – Centro Studi Cappella Orsini
    Organizzazione: Galleria Berardi
    Evento: MICHETTI – La luce e il segno

    La possibilità, fortuita e del tutto eccezionale, di presentare nella stessa occasione La processione del Corpus Domini a Chieti del 1877 di Francesco Paolo Michetti, forse il suo quadro più bello e significativo per l’impatto che avrà sui contemporanei, e un insieme straordinario di opere in gran parte provenienti dal fondo ereditario del maestro, ha permesso di focalizzare i due estremi dell’iter artistico di uno dei protagonisti del nostro Ottocento.

    Da una parte il Corpus Domini, già proprietà dell’imperatore di Germania Guglielmo II, un solo quadro che ne racchiude cento e che rivela in maniera esemplare il “pittore della luce”, l’artista che aveva saputo leggere la lezione di Fortuny e le sue suggestioni giapponiste utilizzandole per aggiornare il naturalismo italiano a livello euopeo. Il pittore, nonché critico Francesco Netti, saluterà questa operazione come la nascita dell’ “impero del bianco”, un nuovo modo di dipingere improntato a una tavolozza chiara e luminosa che ben presto condizionerà tutte le scuole regionali per almeno un decennio.

    Dall’altra quasi ottanta lavori successivi al Corpus Domini, dove Michetti – un Michetti che aveva ormai vinto, aveva raggiunto il successo e la fama internazionale – inizia a dipingere per se stesso passando dal “vedere” alla “visione”, citando l’amico Gabriele d’Annunzio. Si compie con queste opere successive un’operazione di semplificazione del reale, si perdono i dettagli e ogni descrittivismo ritenuto superfluo, per cogliere l’essenza, l’anima mutevole della realtà.

    Lo strumento diviene il segno, che progressivamente abbandona anche la ricchezza dei colori per un più severo bianco e nero, disteso ora con tratto fluente ora a brevi segmenti, unico mezzo per captare i dati fenomenici nella loro profondità ontologica. Dalla luce al segno, dunque, in un percorso che porterà ai limiti dell’astrazione seguendo quel processo di semplificazione che è stato proprio dei raggiungimenti ultimi di molti grandi maestri, da Rembrandt a Guido Reni sino al contemporaneo Pierre Auguste Renoir.

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