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Pittore

Agostino Bosia


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Agostino Bosia

( Torino 1886 - 1962 )

Pittore

    Agostino Bosia

    Agostino Bosia nasce a Torino nel 1886. Adolescente, frequenta lo studio di Giovanni Giani, che lo introduce alle istanze della pittura verista e alle sue declinazioni personali e liriche. Successivamente, frequenta per qualche mese l’Accademia Albertina, ma subito insofferente alla rigida atmosfera accademica, la abbandona per continuare gli studi al di fuori dell’ambito istituzionale. Inizia quindi a dipingere en plein air, ereditando i modi melanconici del maestro Giani, ma adottando anche un luminismo emozionante e cangiante che ben si adatta alla pennellata densa e carica di colore e che proviene dalla rilettura novecentesca di paesaggisti piemontesi come Fontanesi e Delleani.

    Il fondamentale scambio con Bistolfi: la pittura simbolista

    Una prima svolta nella poetica di Agostino Bosia si sviluppa a seguito dello stretto contatto con lo scultore Leonardo Bistolfi, che lo rende sensibile a tematiche simboliste e lo introduce ad una linea disegnativa nervosa e preponderante. All’inizio del Novecento, il giovane pittore inizia ad esporre alle Promotrici torinesi fino al 1946, collezionando numerosi successi di critica.

    Al 1909 risale la prima partecipazione alla Biennale di Venezia, in cui presenta l’intenso ritratto Mio padre.  Vi ritorna nel 1910 e nel 1912 con Veli della luna e Ritratto di mia madre. Dal 1913 al 1916 è presente a tutte le edizioni della Secessione romana con opere che hanno sicuramente segnato il suo percorso di carattere simbolista e liberty: Dama nera, Pomeriggio, Lungo il fiume, I pioppi e la luna, Fiori e Ritratto.

    Una spiccata vena secessionista

    Il carattere secessionista di alcune opere lo avvicina ad alcune iconografie di Gustav Klimt e di Ferdinand Hodler. Agostino Bosia, spesso sviluppa immagini legate ad una lettura drammatica delle vicende della classe operaia o contadina piemontese. Affronta quindi la questione sociale attraverso un timbro disegnativo asciutto, ereditato dalle Secessioni nordiche, come si riscontra nei Viandanti della Biennale del 1920 e nel Giardino della Biennale del 1922, un fregio simbolista dedicato all’epopea della vita in tutte le sue declinazioni più sublimi, dalla maternità, alla sofferenza, all’amore, alla morte.

    Lo stesso tratto ondulato e inquieto si trova nel bel ritratto di Leonardo Bistolfi esposto alla Fiorentina Primaverile del 1922. Negli anni Venti, Trenta e Quaranta continua a partecipare alle rassegne nazionali più importanti: non solo la Biennale di Venezia, ma anche le Sindacali fasciste di Belle Arti e le Quadriennali di Roma. Con il passare del tempo, si fanno più presenti nella produzione di Agostino Bosia i paesaggi, come Ricordo di viaggio della Biennale del 1928, Mare a Portofino, Rapallo, La vela e le case della Sindacale di Torino del 1929, ma anche Il rigagnolo e le nuvole della Biennale del 1932 e Paese piemontese e Nel bosco, esposti alla Quadriennale romana del 1935. Anche nei paesaggi, il pittore continua a dare estrema importanza alla linea e a trattare il colore con una forte sintassi bidimensionale di matrice ancora secessionista.

    Elena Lago

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    Opere di Agostino Bosia


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