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Tallone Cesare


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Tallone Cesare

( Savona 1853 - Milano 1919 )

Pittore

    Tallone Cesare

    Cesare Tallone si occupa in modo speciale del ritratto e vi si distingue per la riproduzione vera dell’originale, per la vivacità del colorito, per il disegno corretto e accurato; qualità che rendono i suoi lavori degni della comune ammirazione, anche dei critici d’arte più severi. Conosciamo di quest’artista molti lavori, esposti con successo in varie Mostre di Belle Arti.

    All’Esposizione di Roma, nel 1883, s’ammirava un bel “Ritratto del signor Luigi Bernasconi”, ed un altro quadro rappresentante: “Una vittoria del cristianesimo ai tempi di Alarico”. A Torino, nel 1884: “Una derelitta”; “Ritratto di vecchio”, “Ritratto del cap. Fondacaro”. Inoltre: “Beone”, di proprietà del cav. Francesco Vittore Salvi; “Ritratto” di proprietà del cav. Tasca; “Ritratto della signora Dell’Acqua”; “Ritratto”, per commissione del cav. Emilio Treves; “Ritratto del cav. Luigi Dell’Acqua”, sono lavori che furono ammirati all’Esposizione di Milano, nel 1886. Finalmente alla Mostra di Belle Arti di Venezia, nell’anno seguente, presentò: “Ritratto del colonnello Tasca”; “Beone”, già esposto a Milano; “Ritratto”. A proposito del quadro: “Un trionfo del cristianesimo ai tempi di Alarico”, ci piace qui riferire quanto scrive P. De Renzis nelle sue ‘Conversazioni Artistiche’: «Un artista che non lascia dubbio sulle intenzioni sue, mi sembra il signor Tallone. Egli chiaramente e senza sottintesi mette nome al suo quadro: “Un trionfo del Cristianesimo”.

    Anche il Tallone ha dipinto una delle otto o dieci tele grandiose della Mostra. La quale figura assai bene, nel fondo d’una delle sale, ove lo spettatore può allontanarsi a suo bell’agio per trovare il punto, che meglio s’accordi ai suoi mezzi visivi. Questo “Trionfo” piace sulle prime. Una tinta chiara aleggia fra le figure ed il paese.

    Una sobrietà di colore, un impasto simpatico, una sapiente distribuzione di toni, rende armonico il tutto. Vi fermate attratto da qualche figura luminosa, resa con verità, dipinta con larghezza da una mano sicura. Guardate a lungo e l’interesse non cresce. E’ la una folla, una parvenza d’eccidio; coltelli e daghe sguainate, vecchi, donne, fanciulli destinati al macello dei soldati d’Alarico vittoriosi. Preparate il vostro spirito a una commozione purchessia. Dite nel vostro animo: ci siamo!.

    Eccoci in presenza d’un dramma o di una tragedia. In tutta questa brava gente ci sarà bene chi vorrà procurarmi un sentimento di terrore o di gioia, chi vorrà gettare nel mio cuore un ricordo lungo, se non imperituro. Le vittime innocenti mi muoveranno a pietà. Avrò un dolore, un ribrezzo, una malinconia. Niente! Il dramma intravisto vi sfugge, l’entusiasmo si raffredda, la commozione scema, finchè, stanco dall’inutile atteso piacere, i vostri sguardi si posano altrove.

    E’ dunque mediocre il quadro e l’artista privo di valore? Oibò ! Il dipinto ha pregi incontestabili; l’autore mostra un ingegno grande, una conoscenza d’arte da molti invidiata. O allora? Proviamoci a spiegare questa, che a prima giunta sembra un’anomalia e non è. Siamo nel 410. Son costoro i barbari saccheggianti Roma, e quelle brave persone dall’occhio mite sono predoni di Alarico I, re dei Visigoti? Non è chiaro. Due volte s’era presentato alle nostre porte quel re, e dal sognato eccidio aveva receduto.

    Ma la passione era in lui troppo viva; era una nostomania incurabile e andava guarita col possesso. Sento in me qualcosa che mi eccita a prendere i tesori di Roma – egli soleva dire. Tanto tonò che piovve. E il saccheggio avvenne. Il “Trionfo del cristianesimo”, è poi questo: che, al dire di uno storico, gli arredi sacri e le sante reliquie furono salvate per ordine del re; dagli stessi predoni volontariamente furono portate alla basilica. La scena del signor Tallone è dunque nelle vie di Roma.

    S’apre la calca stipata per lasciar passare una fanciulla dallo sguardo divino; la quale precede la turba avanzantesi processionalmente, che trasporta messali, patene e croci. Domina il quadro la figura illuminata, quasi raggiante, di questa bionda vergine, che cammina tenendo un oggetto sacro fra le manine affilate. Ella cammina e discende verso lo spettatore; però, ove metta il piede, non guarda, poichè i suoi occhi ispirati si volgono a Dio, non pensando che è facile cadere, andando in quella guisa sul lastricato sconnesso.

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