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Felice Casorati


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Felice Casorati

( Novara 1883 - Torino 1963 )

Pittore

    Felice Casorati

    Felice Casorati, nato in una colta famiglia di Novara nel 1883, si laurea in giurisprudenza nel 1906. Durante gli anni di studio, inizia il suo fatale approccio con la pittura, tanto che abbandona la professione legale per dedicarsi completamente all’arte. La sua carriera prende piede velocemente: nel 1907 esordisce alla Biennale di Venezia con un Ritratto che attira il giudizio positivo della critica.

    Gli esordi simbolisti

    Nel 1908 si trasferisce a Napoli e vi resta fino al 1911, impegnandosi nella realizzazione di ritratti che da una parte rivelano già echi della tradizione antica italiana e dall’altra fanno riferimento al linguaggio simbolista del pittore spagnolo Ignacio Zuloaga.

    Espressione di questa fase sono i dipinti di figura inviati alla Biennale del 1909 Le vecchie Le figlie dell’attrice e a quella del 1910 Le ereditiere. Nello stesso anno ha la possibilità di visitare la mostra di Gustav Klimt a Venezia, avvicinandosi immediatamente al suo approccio secessionista.

    Dal 1911 al 1915 vive a Verona e frequenta il gruppo di artisti di Ca’ Pesaro, influenzati dalla poetica Jugendstil e dal linearismo liberty e secessionista. Non è un caso che le espressioni pittoriche di questa fase si rifacciano pienamente al clima simbolista: Persone compare all’Esposizione Internazionale di Roma del 1911 e Il sogno del melograno alla Secessione romana del 1913, dipinto in cui è impossibile non rilevare suggestioni proveniente dall’arte preraffaellita, dal decorativismo secessionista e dalla bidimensionalità klimtiana. Un delicato simbolismo liberty pervade ArcobalenoVia Lattea e Trasfigurazione, tre meravigliosi dipinti presentati alla Biennale del 1914.

    L’anno successivo gli viene dedicata una personale presso la Secessione romana, in cui presenta opere evocative dal forte significato spirituale e da una robusta impronta grafica che deriva dalle Secessioni nordiche. Composizione vede la costruzione di uno spazio verticale in cui figure femminili allungate e filiformi, tipiche del linguaggio di Hodler o Klimt, popolano un paesaggio fortemente espressionista.

    Il ritorno all’ordine: una dimensione silenziosa ed enigmatica

    Durante gli anni della guerra la sua esperienza artistica si interrompe, per poi riprendere alle soglie degli anni Venti. Si profila in lui un graduale ritorno all’ordine che passa prima per una serie di composizioni solitarie ed ermetiche, quasi metafisiche, come L’attesa.

    La vera rivalutazione dell’antico giunge nel 1920, quando il Quattrocento entra prepotentemente nelle sue composizioni ieratiche e solide che ormai non hanno più nulla da condividere con la Secessione. La bidimensionalità scompare in favore di una volumetria masacciana e pierfrancescana, la netta linea di contorno liberty lascia il passo a delicati passaggi tonali che derivano dallo studio del colorismo rinascimentale.

    Il modello dei maestri antichi, da Masaccio a Paolo Uccello

    Meriggio, presentata alla personale presso la Biennale di Venezia del 1924, rappresenta pienamente questo passaggio: la prospettiva, lo scorcio dei corpi presente in Mantegna o in Paolo Uccello ritorna nelle composizioni magiche di Casorati, governate da un misterioso senso di quiete. Il Realismo Magico emerge da opere come Ragazze dormientiDapheStatue di soggetto musicale del Teatro Gualino.

    Conquistato un successo enorme, nel 1926 e nel 1929 partecipa alle mostre di Novecento di Margherita Sarfatti. Verso gli anni Trenta il rigore antico comincia a lasciare il posto ad una sorta di espressionismo che prende spunto dal gruppo dei “Sei di Torino”.

    Alla Quadriennale romana del 1931 gli viene dedicata una personale in cui presenta una serie di nature morte, ritratti, paesaggi e composizioni, tra cui Tre sorelleFanciulla nudaPrimaveraMia madreCetrioliCiabattinoSusannaMele. Nel 1941 viene nominato insegnante di pittura all’Accademia Albertina, non interrompendo mai l’attività pittorica, sempre nel segno dell’impostazione antica, tuttavia non scevra da influenze astrattiste negli ultimi anni. Nel pieno dell’attività pittorica, incisoria e scenografica, muore a Torino nel 1963.

    Elena Lago

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