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Leonardo Bistolfi

( Casale Monferrato 1859 - La Loggia 1933 )

Scultore

    Leonardo Bistolfi

    Leonardo Bistolfi dimostra una forte propensione per il disegno e per la scultura fin da piccolo. Significativa è la sua provenienza da una famiglia di intagliatori che gli permettono, nel 1875, di trasferirsi da Casale Monferrato a Milano per frequentare l’Accademia di Brera e poi a Torino all’Accademia Albertina, dove segue i corsi di Odoardo Tabacchi.

    Parte dal verismo, intriso di suggestioni scapigliate che gli provengono dall’osservazione di Giuseppe Grandi e Tranquillo Cremona, ma molto forte è anche il filtro della questione sociale, trattata da Bistolfi in seno al Socialismo, cui si avvicina grazie a Giuseppe Pellizza da Volpedo. Non è un caso, infatti, che le sue prime opere contengano forti richiami alla questione operaia, ne sono esempio Arduo lavoro, presentata a Torino nel 1882, Le lavandaie e Pei campi, esposte nel 1884 e Boaro l’anno successivo.

    Queste opere sono ancora profondamente legate al verismo tipicamente ottocentesco, ma Bistolfi inizia a lavorare, nel suo studio di Vanchiglia a Torino, a sculture caratterizzate da una certa vena simbolica e anche a paesaggi di ispirazione fontanesiana.

    Negli anni Ottanta il simbolismo si fa strada tra le sue opere. Principalmente impegnato in drammatiche e sinuose opere funerarie, viene soprannominato “scultore del dolore e della morte”. In questo modo Bistolfi diviene uno dei principali rappresentanti del simbolismo liberty di fine secolo, attraverso un tratto flessuoso e un messaggio di allegoria decadente che ispira la successiva generazione di artisti.

    Come accennato, questa vena simbolica si rileva inizialmente soprattutto nelle opere funerarie, come L’angelo della morte, realizzato per la tomba della famiglia Braida a Torino.

    Ma la vera svolta avviene nel 1889, quando realizza il monumento funerario La sfinge per la famiglia Pansa, una scultura carica di accenti provenienti dalle secessioni nordiche, dalle linee sinuose e dure allo stesso tempo. La Sfinge, enigmatica nel suo silenzio, ieratica e chiusa nel suo significato mistico, rappresenta il definitivo passaggio di Bistolfi al Simbolismo.

    La Bellezza della Mortecompare alla Biennale di Venezia del 1895, un bassorilievo carico di tensione spirituale, in cui, il decorativismo delle linee si confonde con il fondale scavato in cui giace il defunto, accolto da una bellissima morte floreale. La Morte e la VitaIl Dolore confortato dalle MemorieL’olocausto e Le spose della Morte, sono altre opere funerarie dall’intenso significato allegorico e da un potente tratto secessionista, che ritorna anche nel bassorilievo Le spose della morte.

    La scultura, realizzata per la cappella funeraria Vochieri a Frascarolo Nomellina ed esposta alla Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze del 1896, si sviluppa in verticale, sfruttando una sorta di stiacciato donatelliano, applicato su figure allungate ed esili, quasi risucchiate dalla potenza della morte che le attira a sé in una sorta di danza macabra.

    Alla Biennale del 1905 gli viene dedicata una sala personale, in cui compaiono, tra le altre opere, Il funeraleFiammaResurrezioneLa VitaMater DolorosaLa Croce e Le voci della tombaIl Sacrificio viene sposto alla Biennale del 1912, Il letto di rose alla mostra della Secessione romana del 1913.

    Continua a dedicarsi alla scultura sepolcrale per molti anni, esponendo con intensità fino al 1929, quando invia alla mostra del Sindacato Fascista di Torino Testa di Garibaldi. Muore a La Loggia nel 1933.

    Elena Lago

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