(Como 1800 - Milano 1880)
Ritratto dell’antiquario Antonio Sanquirico
Misure: 155 x 110 cm
Tecnica: olio su tela
Firmato in basso a sinistra in maniera indistinta “Nap. Mellini 1841. All’amico Ant. Sanquirico”
(La scritta originaria è riportata in maniera leggibile sul retro)
Abile e noto ritrattista in ambito lombardo (nella Quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano si conserva un suo Ritratto di benefattore), Napoleone Mellini è anche protagonista del passaggio dal ritratto aristocratico al ritratto borghese. A partire dagli anni Venti dell’Ottocento, la rappresentazione di un personaggio non è più delegata solo alla resa fisiognomica del volto e dell’aspetto fisico, ma anche alla descrizione dell’abbigliamento che lo completa e dell’ambiente che lo circonda. È dunque un filone di ritrattistica à la mode, in cui una pittura limpida e tecnicamente impeccabile si unisce ad una chiara adesione al vero e ad un gusto indiscutibilmente biedermeier. A queste caratteristiche si affianca una leggera tendenza all’idealizzazione del personaggio, visto nella sua dimensione esteticamente più affascinante. È in questo preciso contesto stilistico che si inserisce il Ritratto dell’antiquario Antonio Sanquirico eseguito nel 1841. Antonio Sanquirico, oltre ad essere il fratello di Alessandro (Milano, 1777 – 1849), architetto, pittore e scenografo, noto soprattutto per l’attività svolta alla Scala di Milano dal 1817 al 1832, è anche il più famoso mercante d’arte ed antiquario all’epoca del Lombardo Veneto, in seguito alla Restaurazione.
Il suo negozio veneziano, ubicato prima alle Procuratie Vecchie e poi nella Scuola Grande di San Teodoro, era un ricco e curioso deposito di ogni genere di pezzi d’arte classica, dalle urne ai bassorilievi, composto soprattutto dai marmi provenienti dalla collezione Grimani, che sono stati oggetto di una serie di incisioni poi diffuse nel mercato e oggi conservate a Palazzo Correr. Diversi collezionisti sono stati prestigiosi clienti di Antonio Sanquirico, tra cui il pittore Pelagio Palagi, che spesso frequentava il suo negozio per organizzare la sua pregiata e ricca collezione di oggetti antichi, come testimonia il rapporto epistolare intrattenuto tra i due nel corso degli anni Trenta. Dunque, abilissimo mercante d’arte e procacciatore di reperti, ha piano piano costruito un vero e proprio museo d’arte antica nel cuore di Venezia. Jules Lecomte, nella sua guida della città lagunare, parla anche di un’eccezionale raccolta di quadri: ci si poteva imbattere in un Pordenone, in un Tiziano o in un Domenichino, ma ricorda anche «Armature, mosaici, cammei, oggetti cinesi, smalti, avori […], minuterie antiche, porcellane, armi, specchi, vetri antichi e nuovi di Murano […]»[1]. E aggiunge «Tutti i grandi personaggi che giungono a Venezia si recano a visitare questo immenso Cafarnao, che non ha l’eguale in Italia»[2].
Il ritratto eseguito da Mellini nel 1841, come accennato, si inserisce pienamente nel gusto biedermeier di origine austriaca e nell’interesse di narrare una semplicità affettata, in cui si rendono protagonisti uomini legati al mondo del restauro, del mercato dell’arte e del collezionismo. Antonio Sanquirico è dunque il soggetto perfetto per questo tipo di rappresentazione, reso da Mellini con una straordinaria eleganza descrittiva. Il cromatismo luminoso offre una visione privilegiata dell’abbigliamento raffinato e del caminetto in marmo su cui l’antiquario poggia il gomito, sfoggiando una posa disinvolta ed informale, completamente a proprio agio nel suo cabinet de curiosités, come indica il vaso poggiato sul camino, indice della sensibilità di collezionista.
Elena Lago
[1] Jules Lecomte, Venezia, colpo d’occhio letterario, artistico, storico, poetico e pittoresco. Sui monumenti e curiosità di questa città, Venezia, 1844, p.26.
[2] Ibidem



