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Pittore
Mosè Bianchi
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Mosè Bianchi
Le opere di dimensioni piccole e medie di Mosè Bianchi, ritratti, vedute e scene urbane sono stimate tra i 2.000 euro e i 7.000 euro a seconda del soggetto. Le tele vivacemente impressioniste di buone dimensioni ambientate a Venezia o Milano, hanno quotazioni più alte, tra i 10.000 e i 20.000 euro. I piccoli soggetti di genere e aneddotici di gusto Goupil oggi creano meno coinvolgimento e quindi hanno stime più basse, intorno ai 1.000/3.500 euro.
Questi valori sono solo indicativi. Molti fattori concorrono alla valutazione di un’opera, come la tecnica, il soggetto, le dimensioni e l’epoca di esecuzione. Inviateci una foto della vostra opera di Mosè Bianchi per ottenere dai nostri esperti una valutazione accurata e personalizzata.
Mosè Bianchi nasce a Monza nel 1840. Figlio del pittore ritrattista Giosuè, muove i primi passi nell’arte nella bottega paterna, per poi trasferirsi a Milano e frequentare l’Accademia di Brera. Qui studia con maestri come Giuseppe Bisi, Giuseppe Bertini e Giuseppe Sogni. Nel 1859 interrompe temporaneamente l’attività artistica per arruolarsi volontario tra i Cacciatori delle Alpi, senza però partecipare a combattimenti. Tornato alla pittura, inizia con soggetti storici e religiosi che gli valgono le prime affermazioni pubbliche. Il debutto ufficiale avviene all’Esposizione di Brera del 1862, con L’arciprete Stefano Guandeca che accusa l’Arcivescovo Anselmo Pusterla.
A metà degli anni Sessanta, grazie al premio Oggioni vinto con La visione di Saulle (1866), Bianchi compie viaggi a Roma, Firenze, Venezia e Parigi. È proprio in queste città che amplia i suoi orizzonti, attratto dai cromatismi leggeri di Tiepolo e dalle soluzioni luminose di Mariano Fortuny. A Parigi conosce l’opera di Ernest Meissonier, che lo orienta definitivamente dalla pittura storica verso la pittura di genere, molto apprezzate dal mercato internazionale e dai mercanti come Adolphe Goupil. Opere come Bagno romano, Ciociara e Un peccato veniale (1868) segnano questa svolta, imponendolo come pittore “alla moda”, capace di coniugare brillantezza cromatica e gusto aneddotico.
Negli anni Settanta e Ottanta, Bianchi si afferma come autore poliedrico: pittore di genere, ritrattista e paesaggista. Decora nel 1877 Villa Lonigo a Vicenza con affreschi neotiepoleschi e nello stesso periodo esplora il paesaggio lagunare, dipingendo atmosfere vibranti come in Laguna in burrasca (1879). Parallelamente dedica numerose tele a Milano e Monza, osservate con sensibilità intima, spesso mediata dall’uso della fotografia. Tra le opere di questo periodo figurano Una passeggiata nel parco, Pescatori veneziani da Chioggia, Un mattino sulla laguna, oltre agli affreschi della Stazione Ferroviaria di Monza (1884).
Negli anni Novanta Bianchi si ritira sempre più spesso a Gignese, sul Lago Maggiore, dove dedica la sua attenzione al paesaggio montano, interpretato con un verismo spontaneo. Opere come Alpigiana (Biennale di Venezia, 1895), Ritorno al pascolo e Vita semplice (Festa dell’Arte e dei Fiori, Firenze 1896) testimoniano questo nuovo indirizzo. Non mancano dipinti intimi come Cari ricordi – Gignese e Libellule, presentati alle Biennali di fine secolo. Nel 1898 è nominato direttore dell’Accademia Cignaroli di Verona, ma una paralisi ne limita presto l’attività. Rientrato a Monza, vi muore nel 1904, lasciando un corpus ampio che spazia dalla pittura storica alle vedute lagunari e montane, divenendo una delle figure più versatili dell’Ottocento lombardo.
Elena Lago
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.