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Mosè Bianchi


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Mosè Bianchi

( Monza 1840 - 1904 )

Pittore

    Mosè Bianchi

    Pittore lombardo, nato a Monza, membro del Consiglio dell’Accademia di Belle Arti di Milano, ove fece i suoi studi, da non confondersi col Bianchi Mosè di Lodi, è uno dei più forti campioni della scuola lombarda, e, tolti i due quadri: “La monaca di Monza” ed il “Milton”, che nel cenno biografico dato precedentemente gli avevamo attribuiti, essendo invece opere del Bianchi di Lodi, gli altri quadri: “I chierici in processione”; il “Ritratto del proprio padre” e quello della “signora Ponti”, esposti a Parigi, nel 1878, sono veramente opere sue, e di esse parla con molta lode Tullo Massarani nel suo bel libro L’arte a Parigi. A Torino, nel 1880, espose le tele: “Crocifisso”; “Tumolo di Paolo e Francesca”; e il quadro “Laguna in burrasca”, mirabile per colorito e per ben resa verità del momento, che esposto nuovamente a Milano nell’anno seguente, piacque molto insieme ai quadri: “Fondamenta a Chioggia”; “Nella chiesa”; “Marina”; “Una passeggiata”; “Chiozzotta”, comperato dal signor Luigi Ponti; “A Chioggia”, studio acquistato dal signor Alessandro Ruspini; “Barca chiozzotta” e “Ponte di Rialto”. Poco tempo dopo fece altri quattro quadri assai belli: “Amor fraterno”; “Impressione a Venezia”; “A Chioggia”, e “Sotto il ponte di Rialto”, e alla Esposizione di Torino, tenuta nel 1884, mandò tredici quadri, uno più importante dell’altro, per i quali il pubblico e la critica poterono apprezzare la forza e la valentia rarissima di questo eccellente artista. Essi portavano i titoli: “Calma”; “L’Adriatico dai murazzi”; “A Chioggia”; “Il ritorno dei pescatori veneziani da Chioggia”; “Giovine donna di Sotto Marina”; “Canale di Chioggia”; “Le paurose”; “Marinante”; “Chioggiotta”; “Il 25 Dicembre a Chioggia”; “Un mattino sulla laguna”; “Il traghetto per Sotto Marina”, che fu acquistato dal signor Francesco Gnecchi di Milano; ed in ultimo il bel quadro: “Il capitano Motta Giacinto che attraversa il porto di Chioggia per portarsi in aiuto di alcuni soldati pericolanti in mare”, che fu acquistato dalla Casa Reale.

    Da allora ad oggi in ogni Mostra le tele del Bianchi vengono ricercate ed ammirate, ed egli, infaticabile lavoratore, non si stanca di produrne in gran copia con decoro dell’arte e del nome suo già famoso. Tra gli ultimi lavori, molti dei quali per brevità non ricordiamo, meritano particolar menzione i seguenti: “Parola di Dio”; “Mascherata chioggiotta”; “Laguna”; “Strada di Chioggia”; “Vaporino”; “Ritorno dai campi” e il “C’era una volta”, esposti alla triennale di Brera, del 1891, di cui così scrive un critico: «”C’era una volta”, è il miglior quadro fra quelli che di questo maestro della pittura lombarda figurano a questa Esposizione. Non va già cercata in esso la volgare evidenza delle cose, la esattezza ordinaria delle forme, ma il sentimento del colore che il Bianchi sa congiungere in finissime armonie e la fantasia pittorica che da carattere speciale ad ogni dettaglio».

    E a proposito di altri quadri del Bianchi, ecco quanto scrivono il Benapiani e il Barattani nel loro libro Ars, pubblicato in occasione della Mostra di Belle Arti di Milano, del maggio e giugno 1886: «La “Traversata” del Bianchi è una deliziosa composizione, a quest’ora già acquistata dal signor Francesco Ponti, mecenate di gusto squisito. Una comitiva femminina, una giovane donna con due fanciulle e una bambinetta si sono avventurate in una barca.

    Mentre fanno la traversata si è sollevato il vento; le onde della maretta hanno cominciato a battere i fianchi del fragile naviglio, e la maggiore della comitiva s’e messa a vogare di lena, per essere in porto prima che il vento, di gagliardo, si muti in violento e la burrasca infurii. L’effetto del mare in quel periodo intermedio, fra il mosso e il burrascoso, è ottenuto felicemente; e così pure il movimento della barchetta che ondula e si piega fino a lasciarsi lambire le spallette dall’acqua. La vela è di quelle sulle quali si esercita la pazienza e, talora, la fantasia dei pescatori dalmati o chioggiotti nelle ore d’ozio. Vari pezzi cuciti insieme per riparare, così, agli oltraggi climaterici dell’età, coperti, alle volte, da cifre e da immagini di santi e madonne a colori.

    E’ mirabile la vivezza dei toni di tutte e quattro le figure della barca. La vogatrice tenendo fisso lo sguardo alla meta, incoraggia una delle fanciulle, sul cui volto si legge il terrore invadente, mentre l’altra pare che fidi nelle braccia della vogatrice, nella vicinanza della terra o nella sua buona stella. La bambina seguita a guardare le onde rompentisi contro la barca, rannicchiata in grembo alla sorella maggiore, timorosa che le sgusci via dalle braccia.

    Ben soleggiato l’ambiente e tipiche assai le figure della “Strada a Chioggia”; e sempre efficace nella tela maggiore, “Parola di Dio”, quantunque a noi sembra, ce lo perdoni il valente pittore, il resultato di due opere, una sovrapposta all’altra. Nella “Laguna in burrasca”, il Bianchi Mosè si rende, con febbrile mobilità di pennello, le acque agitate e spumeggianti, ed un cielo grigio plumbeo, rotto da un chiarore, la cui nota caratterizza la distinta personalità del celebre artista».

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