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Pittore

Adolfo Wildt


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Adolfo Wildt

( Milano 1868 - 1931 )

Pittore

    Adolfo Wildt

    Adolfo Wildt nasce a Milano il 1 marzo del 1868, primo di sei figli, in una famiglia umile. Dopo aver compiuto la terza elementare, a nove anni lavora come garzone presso un barbiere, poi da un orafo e infine da un marmista.

    A soli undici anni entra nell’atelier dello scultore Giuseppe Grandi, dove svolge mansioni di fatica, per poi passare a quello di Federico Villa, presso cui sviluppa le sue abilità di finitore per i più noti scultori lombardi. Dal 1885 frequenta alcuni corsi dell’Accademia di Brera.

    Nel 1891 sposa Dina Borga, il cui ritratto nelle vesti di una “Vedova” viene esposto nel 1893 alla Società per le Belle Arti di Milano, dove viene acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Firma quindi un contratto – durato diciotto anni – con il mecenate prussiano Franz Rose, il quale gli assicura uno stipendio annuo di quattromila lire in cambio del primo esemplare di ogni scultura realizzata. Pur esponendo alle principali mostre milanesi del tempo, viaggia assiduamente e presenta le sue opere all’estero, in particolare a Monaco di Baviera, Zurigo, Dresda e Berlino.

    Nei primi del Novecento si lega all’ambiente della Secessione monacense partecipandone alle esposizioni e comincia a lavorare per la committenza tedesca. Una crisi umana ed artistica lo colpì tra il 1906 e il 1909: dopo questo periodo, in cui realizzò il celebre autoritratto “Maschera del dolore” (1909), riprese i lavori per la fontana intitolata “Trilogia”, avviata nel 1900 per il palazzo di Rose a Döhlau (ma rimasta a Milano, Villa Reale) e ultimata nel 1912.

    Dal 1914 prende parte attiva nell’ambiente artistico italiano, grazie soprattutto alla sua amicizia con Vittore Grubicy, Ugo Bernasconi e Gaetano Previati, e comincia ad esporre alle più importanti mostre nazionali. A causa dello scarso successo di vendite, torna a fare il finitore e intensifica la produzione grafica. Una personale alla Galleria Pesaro di Milano nel 1919 gli assicura uno straordinario successo e la stima dei maggiori intellettuali del tempo.

    L’avvento del Fascismo lo vede insignito della commenda della Corona d’Italia: da quel momento, saranno sempre più frequenti gli incarichi e le commissioni ufficiali. Nel 1925 è nel Comitato direttivo della Prima Mostra del Novecento Italiano.

    L’anno successivo assume la cattedra di scultura all’Accademia di Brera: tra i suoi allievi, Lucio Fontana e Fausto Melotti. Nel 1929 viene nominato Accademico d’Italia ed esegue, nel biennio successivo, ritratti ufficiali quali quelli del Duce e di Vittorio Emanuele III. Muore a Milano il 12 marzo del 1931 per le complicazioni di un’influenza.

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