Hai cercato
Pittore
Francesco Trombadori
Sei interessato alla vendita o all'acquisto delle sue opere?
Acquistiamo opere di questo artista
La galleria Berardi offre un servizio gratuito e senza impegno di valutazione di opere di arte antiche e moderne. Per orientarsi nel mercato dell'arte, assai complesso e pieno di sfumature, è meglio affidarsi ad un consulente professionista che sappia rispondere in maniera veloce e concreta alle tue esigenze. La chiarezza delle risposte risolverà in maniera efficace la necessità di stimare o mettere in vendita un bene.
Contattaci immediatamente senza impegno
Risposte anche in 24 ore:
Francesco Trombadori
Le opere più intense di Francesco Trombadori, spesso con una suggestione quasi sospesa e di alta qualità esecutiva, si collocano oggi in una fascia compresa tra i 5.000 e i 22.000 euro. Noto per la sua pittura raffinata che spazia dalle vedute silenziose alle composizioni con figure e oggetti, si affermò nel panorama artistico italiano grazie a una pittura precisa e calibrata, vicina alle poetiche del Ritorno all’ordine.
Le tele realizzate negli anni successivi, o quelle di formato più contenuto, trovano invece valutazioni generalmente comprese tra i 1.200 e i 5.500 euro.
Particolarmente apprezzate dai collezionisti sono le rare prove giovanili in linguaggio divisionista, testimonianze preziose della prima formazione dell’artista. Un esempio significativo è la vendita di un dipinto del 1913, aggiudicato a 19.696 euro nel 1999, riflesso di una fase legata all’estetica secessionista della Roma degli anni Dieci.
Le cifre riportate sono da considerarsi indicative. Il valore effettivo di un’opera dipende infatti da molti elementi: la tecnica impiegata, l’epoca di realizzazione, il soggetto, il formato e altri dettagli specifici. Se possiedi un dipinto di Trombadori e desideri conoscere il suo valore, inviaci una foto e i dati tecnici: ti forniremo una valutazione accurata e gratuita, su misura per te.
Francesco Trombadori, nato Trombatore, viene alla luce a Siracusa nel 1886, dove frequenta la Scuola Tecnica. Si interessa di libri e pittura, affascinato soprattutto dal Seppellimento di Santa Lucia del Caravaggio, che può ammirare nella sua città natale. Nel 1907 si trasferisce a Roma, iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti e la Scuola Libera del Nudo, e saranno per lui anni significativi. Stringe una profonda amicizia con i compagni di corso Virgilio Guidi, Mario Broglio e Cipriano Efisio Oppo.
Frequenta lo studio romano di Enrico Lionne e questo lo avvicina in un primo momento al post-impressionismo e al divisionismo. Nei primi anni Dieci muta il suo cognome in Trombadori e realizza dipinti che ritraggono la vita romana nella sua quotidianità. Questi lavori giovanili vengono esposti nel foyer del Teatro Massimo di Siracusa. L’esordio espositivo in ambienti ufficiali avviene invece nel 1914 alla seconda mostra della Secessione romana partecipando con una tela che riflette ancora il gusto divisionista e post-impressionista come Canzone siciliana. Nel 1915 si arruola nella fanteria, ma l’anno successivo viene ferito durante la presa di Gorizia e quindi torna a Roma. Durante gli anni del conflitto continua a sperimentare un elegante divisionismo su soggetti dedicati alla sua terra natìa, come l’impetuoso Siracusa mia!
Nel dopoguerra prende uno studio a Villa Strohl-Fern, luogo in cui rimarrà per tutta la sua vita. In questi anni avviene un cambiamento significativo nel suo linguaggio, si avvicina infatti alla poetica del Ritorno all’ordine, insieme ai colleghi e amici Carlo Socrate e Antonio Donghi.
Si incontra spesso con gli altri artisti alla terza saletta del Caffè Aragno e aderisce a “Valori Plastici”, divenendo uno degli interpreti più celebri di questo nuovo linguaggio. Nel 1924 partecipa sia alla Biennale di Venezia con una Natura morta, che all’Esposizione di Milano con Figura femminile, lavori che si iscrivono perfettamente in questo clima. La sua pittura si fa ordinata e traslucida e le scene sono avvolte da una sospensione al di fuori del tempo. L’attenzione al dettaglio cromatico e il richiamo all’impostazione rinascimentale lo avvicinano anche alla pittura fiamminga. L’artista prende parte inoltre al movimento Novecento esponendo alle mostre del 1926 e 1929.
Negli anni Venti e Trenta realizza numerosi ritratti, nature morte e paesaggi, questi ultimi vengono esposti alla Sindacale Fascista del Lazio del 1929 come Paese d’Abruzzo, Studio di paesaggio, Le case di Nemi e Natura morta. Vi torna anche all’edizione successiva con Ritratto, Paese e Natura morta. I dipinti di figura o i paesaggi sono sempre composti, sospesi e silenziosi, e il colore è nitido e terso.
Nel 1932 prende parte alla Biennale di Venezia con sette lavori tra i quali Autoritratto, Saline in Sicilia, Paese dalla finestra, Fanciulla nuda e Fanciulla con la chitarra. Nel 1935 partecipa alla Quadriennale di Roma con Fanciulla nuda, Paese e Natura morta; l’anno successivo espone sette lavori alla Sindacale Fascista del Lazio tra i quali Case in collina, Passaggio al livello, Natura morta, Figura e Paese.
Alla fine degli anni Trenta l’artista si schiera nettamente contro il fascismo, suo figlio Antonello è ricercato dal regime e quindi la sua opposizione si fa sempre più forte. Viene anche arrestato, quasi sessantenne, dalla cosiddetta banda Koch che cercava informazioni sul figlio. In questo periodo realizza opere che raccontano gli orrori della guerra.
Nel dopoguerra i soggetti cambiano, si dedica quasi esclusivamente a vedute urbane luminose e pulite, prive della presenza umana, contrassegnate da una tavolozza chiara. Racconta gli angoli romani come Campo de’ Fiori, Piazza del Popolo o il Campidoglio, panorami muti e metafisici. Realizza tele dedicate anche alla sua Sicilia, sempre deserta e assolata come La casa dei fichi d’india e Fonte Ciane. Si spegne a Roma nel 1961.
Emanuela Di Vivona
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.