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Giuseppe Abbati


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Giuseppe Abbati

( Napoli 1836 - Firenze 1868 )

Pittore

    Giuseppe Abbati

    Nato a Napoli ma allievo a Venezia del padre Vincenzo, noto specialista di interni, si iscrisse a soli quattordici anni alla locale Accademia. Seguì i corsi di Michelangelo Grigoletti e di Francesco Bagnara e si impegnò con passione nello studio degli antichi maestri, in compagnia di Telemaco Signorini e Vito D’Ancona, conosciuti proprio a Venezia e a cui rimase legato anche in seguito, partecipando al movimento macchiaiolo.

    Dopo gli esordi sulla scia del padre si ritrasferì a Napoli nel 1853, dove si esercitò nella copia degli affreschi di Pompei ed Ercolano ed eseguì una serie d’interni di chiese partenopee, come la Cappella di San Domenico, risentendo ancora del linguaggio paterno. Lavorò nella bottega del padre fino al 1860, quando, dopo aver deciso di arruolarsi come volontario tra le fila garibaldine, partecipò alla battaglia del Volturno, rimanendo cieco da un occhio.

    L’anno successivo, dopo la militanza garibaldina, decise di trasferirsi a Firenze. Iniziò dunque a frequentare il Caffè Michelangiolo, legandosi immediatamente a Serafino De Tivoli che lo introdusse all’ambiente dei Macchiaioli. Si avvicinò soprattutto alla figura di Odoardo Borrani e ritrovò quella di Vito D’Ancona, ma divenne intimo amico in particolare del critico Diego Martelli.

    Proprio nel 1861 partecipò all’Esposizione di Firenze con due interni della Chiesa di San Miniato e con un Interno di Santa Maria Novella. Tra i migliori artisti della stagione macchiaiola, iniziò a lavorare sugli interni e sul chiostro di Santa Croce, stabilendo armoniosi contrasti cromatici.

    Importantissima è la fase di Castiglioncello: insieme a Borrani, Sernesi e Fattori, soggiorna frequentemente nella tenuta di Diego Martelli, dando vita ad una fertile stagione sperimentale. Una delle sue prime visite alla marina risale al 1861, quando realizza studi poi sfociati in dipinti come Lido con bovi al pascolo.

    La produzione di Castiglioncello brilla per la maturità del nuovo linguaggio macchiaiolo utilizzato con grande rigore. Lavorò però anche nel contesto della Scuola di Piagentina, eseguendo soprattutto vedute sulle rive dell’Affrico. Ne risultano alcuni meravigliosi, seppur piccoli, capolavori su tavoletta, quali Stradina al sole Olivi e cipressi.

    Nel 1866 abbandonò di nuovo la pittura per le campagne unitarie nel Tirolo. Soltanto due anni dopo, morso dal suo cane, moriva di idrofobia, a soli 32 anni.

    Espose in diverse mostre fiorentine, ma anche genovesi, napoletane e torinesi.  Ricordiamo in particolare le opere inviate a Firenze nel 1863: Gli ulivi del monte alle croci, Motivo sull’Arno presso Pisa, Il lastrico delle bugie, Motivo presso Lerici, L’Arno presso Firenze, Motivo presso Castiglioncello, Vicinanze di Firenze, Interno di una cappella in Santa Croce, L’ora del riposo, Motivo presso Palazzetto alle Cascine di Pisa.

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    Opere di Giuseppe Abbati


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