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Pittore

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Guglielmo Sansoni detto Tato

( Bologna 1896 - Roma 1974 )

Pittore

    Guglielmo Sansoni detto Tato

    Guglielmo Sansoni detto Tato, autodidatta, diviene un artista impegnato su diversi fronti, dalla pittura alla scenografia, alla fotografia. La sua adesione incondizionata al Futurismo avviene nel 1918, e sarà uno dei protagonisti più in vista, insieme ad Angelo Caviglioni, del Secondo Futurismo bolognese.

    Fino agli anni Quaranta partecipa a tutte le manifestazioni futuriste, appoggiando in tutto e per tutto il regime fascista, coniugando geniali soluzioni avanguardistiche al concetto di imperialismo, sfociando a tratti nella contraddizione ideologica. Al 1920 risale lo spartiacque della sua vita e della sua carriera: fa morire metaforicamente Guglielmo Sansoni attraverso funerali ufficiali, come una performance in piena regola, e fa nascere Tato, l’artista futurista.

    Nel 1922 conosce Filippo Tommaso Marinetti e gli presenta il progetto della collettiva futurista itinerante: con partenza da Bologna, doveva raggiungere Parma, Torino ed infine Salsomaggiore. In una acutissima unione tra arte e vita, proprio come era stato per i dadaisti, Tato fa permeare la sua concezione estetica in diverse espressioni della quotidianità: non solo nella pittura, ma anche nell’arredamento domestico, nel teatro e nella scenografia, nella fotografia e nell’architettura. Negli anni Venti, apre le sue Case d’Arte Futuriste a Roma e Bologna, contenitori che mostrano tutte le sue creazioni e le numerose commistioni tra arti applicate e Futurismo.

    Nel 1926 ottiene la direzione, al posto del fratello, dell’Agenzia fotografica “La Serenissima”, posto in cui sperimenta diverse tecniche fotografiche ereditate dai fratelli Bragaglia. Risale al 1929 la firma Manifesto dell’Aeropittura, mentre è del 1930 la sua stesura e pubblicazione del Manifesto della fotografia futurista. Ancor prima dell’uscita del Manifesto, Tato aveva esposto alla Biennale di Venezia del 1926 una serie di visioni dall’alto che ponevano uno sguardo aereo e quasi distorto della realtà terrena. Si tratta di: L’assalto – Fantasia per l’alcova dell’ardito Mario CarliLa fiera del villaggio e La processione della Madonna di S. Luca a Bologna. Alla mostra futurista del 1929, anno di pubblicazione del manifesto, ormai sfoggia la chiara dimensione aeropittorica, con Dinamismo di tavola e due Sensazioni di volo in momenti differenti, in cui la città viene vista dall’alto tramite una serie di linee spezzate e movimentate e in cui l’azione e la velocità sono le principali protagoniste di una visione spettacolare e insolita.

    Lo stesso vale per i dipinti presentati alla mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma e alla Biennale di Venezia del 1930: Prospettive di volo e Aeroplani, in cui uno sguardo accelerato e distorno inquadra una moderna piazza dall’alto. Alla Mostra Futurista milanese di Scenografia e Aeropittura del 1931 gli viene dedicata una sala personale con una trentina di opere, tra cui Coppa SchneiderPaesaggio aereo – scivolamento d’ariaSpiralata d’elicaCapri dall’altoIdro-velocitàIl senso del vuotoIl senso dell’orientamentoIl senso dello spazioRitmi d’aeroplani e Dinamismo aereo. Si tratta di dipinti-manifesto dell’estetica di Tato, che nello stesso anno partecipa anche alla I Quadriennale romana con il trittico Lavoro-Giovinezza-Sport, completamente integrato nella propaganda di regime.

    Partecipa poi a diverse mostre del Sindacato Fascista con opere come Quadrimotore e Acrobazie aeree, ma non è da dimenticare la grande attività di Tato nel campo dei fotomontaggi e dei cosiddetti “fototrucchi”. Straniamento e stupore generano nell’osservatore i teatri d’oggetti fotografati con ingegno e fantasia, in parte lontani dall’arte ufficiale e dalla sua aeropittura di stampo fascista.

    I fotomontaggi sono infatti più legati alla creatività del primo Futurismo e dei Bragaglia, con l’intento di mettere in campo umorismo e inganno. In un famoso “Camuffamento d’oggetti”, Borghese perfetto, un uomo sta seduto a tavola, ma il busto è solo una giacca appesa alla stampella, con le mani che comunque escono fuori dalle maniche, e davanti ha un piatto con un libro aperto sopra. Dunque, mistero e gioco si uniscono in queste composizioni ironiche e provocatorie, mentre su un altro versante, si occupa della più ufficiale aeropittura.

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