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Jacob Philipp Hackert
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Jacob Philipp Hackert
Jakob Philipp Hackert (Prenzlau 1737 – San Pietro di Careggi 1807), figlio di un ritrattista, nasce in un distretto di Brandeburgo, allora parte della Prussia. Riceve dal padre i primi rudimenti pittorici, ma nel 1753 si trasferisce a Berlino dallo zio Johann Gottlieb, pittore di decorazioni. Rimane nella bottega dello zio per due anni, quando poi si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Berlino dove ha come maestro Blaise-Nicolas Le Suer che gli suggerisce di concentrarsi sulla pittura di paesaggio.
I primi quadri come Paesaggio con stagno e animali risentono ancora dei modelli dei pittori olandesi, mentre Veduta del fiume Spree a Berlino vicino Charlottenburg lascia spazio ad uno studio più realistico e dettagliato del paesaggio, cifra stilistica che lo renderà noto negli anni a venire.
Nel 1762 riceve una commissione dal barone Adolf Friedrich von Olthof che lo invita a risiedere nel suo palazzo a Stralsund. Resterà suo ospite per tre anni decorando una sala con paesaggi e un ciclo di sei quadri nel castello a Boldevitz, nell’isola di Rügen. Con il barone parte anche alla volta della Svezia, dove lo introduce a corte, per la quale realizza diversi paesaggi e ritratti. Qui ha modo di esplorare la vasta area dei laghi e realizzare numerosi disegni.
Nel 1765 lascia la dimora del mecenate per recarsi a Parigi con il nipote del barone, anche lui pittore, Balthasar Duncker. Nella Ville lumière entra nel circolo del pittore e incisore Johan George Wille con il quale visita i dintorni parigini e realizza diversi quadri, disegni o gouaches soprattutto della Normandia, il più delle volte paesaggi idealizzati con vecchie fattorie, contadini e specchi d’acqua.
A Parigi ottiene diverse commissioni, tra cui l’invito ed eseguire dei dipinti per la villa di campagna del vescovo di Le Mans. Nel frattempo lo raggiunge uno dei fratelli, anch’egli pittore, e nel 1768 lasciano la Francia per giungere in Italia. Fanno prima tappa a Genova, poi Livorno, Pisa, Firenze e infine Roma.
Si dedica allo studio della pittura e scultura romana completando la sua formazione. Qualche mese dopo intraprende con il fratello alcuni viaggi nei dintorni: andrà infatti a Frascati, Marino, Albano, Nemi, Subiaco, soggiornando per quattro mesi a Tivoli, dove dipinge la veduta Cascata grande, oggi nella collezione di Palazzo Barberini.
L’abitazione romana diviene un punto di partenza per i suoi numerosi spostamenti, ma allo stesso tempo svolge la funzione di studio dove realizza le commissioni di vedute della campagna romana ricevute dai grand-touristes. Affitta inoltre una casa ad Albano dove trascorre le estati e continua a ritrarre in numerosi disegni i paesaggi limitrofi. Il pittore infatti porta all’apice il genere del vedutismo, caratterizzando le sue composizioni con una resa nitida dei dettagli naturali e una realistica descrizione dei luoghi dipinti.
Negli anni Settanta lascia Roma per recarsi a Napoli sostenuto dall’ambasciatore britannico sir William Hamilton e durante il viaggio esegue disegni di Pozzuoli, Sorrento e Vietri sul mare.
Tutta la famiglia Hackert si dedica alla pittura e alla morte del fratello prima menzionato, avvenuta nel 1772 a Bath in Inghilterra, altri fratelli minori raggiungono Jakob Philipp Hackert a Roma.
Continuano i viaggi per il pittore: nel 1776 si reca infatti in Umbria e nelle Marche, dove visita Urbino e Perugia; andrà anche a Ravenna e Cesena, città natale di Papa Pio VI. In quell’occasione realizza una veduta del luogo e lo mostra al Papa che soddisfatto regala all’artista una scatola d’oro e delle medaglie d’oro.
A Roma entra nel circolo di Johann Friedrich Reiffenstein, studioso d’arte ed archeologo, che dopo la morte di Winckelmann diviene il punto di riferimento culturale romano, soprattutto per gli stranieri. A lui si rivolgono moltissimi grand-touristes che ordinano vedute delle località visitate, il più delle volte realizzate da Jakob Philipp Hackert. Del suo entourage fa parte anche Angelika Kauffmann che si specializza soprattutto nel genere dei ritratti dei viaggiatori. Reiffenstein introduce l’artista inoltre presso il generale russo Ivan Šuvalov che su commissione di Caterina II di Russia gli richiede due quadri sulla battaglia navale di Çesme nella quale i russi erano risultati vincitori contro i turchi nel 1770. I due dipinti ottengono molto successo tanto che viene stipulato un contratto tra il pittore e la zarina per dodici lavori che si trovano tuttora nel palazzo Grande di Petrodvorec.
L’artista è ormai noto in tutta Europa, e l’apice della sua carriera romana è raggiunto quando riceve la commissione da parte del principe Marcantonio Borghese per una serie di nove tele di grandi dimensioni per villa Borghese al Pincio, che oggi sono dislocate in diverse collezioni private.
Nel 1782 effettua un viaggio a Napoli ed entra in contatto con Ferdinando IV di Borbone dal quale riceve la commissione per quattro quadri a gouache ancora oggi alla Reggia di Caserta La mietitura a San Leucio, Il traghetto sul Sele, Il casino di caccia a Persano e La reggia di Caserta vista del belvedere dei cappuccini. Realizza poi in seguito quattro tele raffiguranti Le quattro stagioni, rubate durante i moti rivoluzionari e poi andate distrutte. Il re risulta entusiasta del lavoro dell’artista tanto che nel 1786 lo nomina pittore di corte. Anche il fratello Georg viene nominato incisore di corte ed entrambi si trasferiscono a Napoli nel palazzo Francavilla e a Caserta hanno a disposizione un’ala vecchia del palazzo. Inizia quindi un periodo molto fruttuoso per l’artista che segue il re durante i vari spostamenti e si occupa dell’istruzione dei figli. Ottiene inoltre l’incarico di organizzare il trasferimento da Roma delle statue della collezione Farnese a Napoli lasciate in eredità al re. Durante questi anni conosce Goethe con cui stringe un forte legame, trascorrendo in sua compagnia numerosi momenti nell’Urbe e a Tivoli.
Dopo aver gestito il trasferimento della collezione a Napoli, il re gli affida la commissione per una serie di dipinti con i porti del Regno, così da doversi recare anche in Puglia, Campania e Sicilia. La serie composta da diciassette tele si conserva alla Reggia di Caserta e conta i porti di Taranto, Brindisi, Barletta, Gallipoli, Trani, Messina e Palermo.
Negli anni Novanta realizza un secondo ciclo a gouache per Ferdinando IV con Veduta di Cava dei Tirreni, Il giardino inglese, Veduta di Ischia e Veduta di Capri. Nel 1973 decora con la tecnica dell’encausto la sala da bagno a San Leucio. Nel frattempo continua a viaggiare, si reca sui monti Aurunci, a Garigliano, a Isola del Liri e in Basilicata documentano i suoi spostamenti con disegni nei quali annota scrupolosamente le località raffigurate.
Continua a vivere alla corte borbonica fino al 1799 quando le truppe francesi entrano a Napoli. Allora il pittore con il fratello minore parte alla volta di Livorno, poi Pisa e infine Firenze. Prosegue le sue escursioni nei dintorni toscani, fino al 1806 quando viene colpito da un ictus che gli paralizza la parte destra del corpo. Si spegne nel 1807 nella casa a San Piero a Careggi.
Emanuela Di Vivona
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