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Pietro Gaudenzi


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Pietro Gaudenzi

( Genova 1880 - Anticoli Corrado 1955 )

Pittore

    Pietro Gaudenzi

    Formatosi all’Accademia ligustica di belle arti, Gaudenzi si trasferì a Roma nel 1904 con borsa di studio e ben presto prese a frequentare il borgo di Anticoli Corrado, dove, dopo un lungo periodo trascorso a Milano, si stabilì definitivamente. I numerosi riconoscimenti ufficiali ottenuti sin dagli esordi – dalla medaglia d’oro del 1910 alla nomina ad accademico di merito per le accademie di Genova, Parma e San Luca – lo portarono alla prestigiosa commissione del monumentale ciclo di affreschi per il Castello dei Cavalieri di Rodi, sede del Governatorato italiano del Dodecaneso, compiuti nel 1938 (oggi perduti): a questa seguì la nomina ad Accademico d’Italia nel 1939 e, nel 1940, il primo premio all’importante “Premio Cremona”.

    Se è vero che tali onorificenze accentuarono in qualche modo la sua vena retorica, dall’altro non intaccarono affatto la sua vocazione introspettiva, che continuò ad esprimere appieno nei ritratti. Fin dagli anni giovanili il pittore genovese si era concentrato con particolare interesse sulla rappresentazione della figura umana, realizzando istantanee di intimismo domestico dall’intenso afflato lirico e grandi scene di vita quotidiana in linea con la riscoperta della tradizione dell’affresco italiano dai Primitivi a Piero della Francesca. Parallelamente, un raffinato collezionismo gli commissionava ritratti: si ricordino, ad esempio, quelli di Guido Rossi e dei suoi famigliari (Milano, Museo della Tecnica e della Scienza “Leonardo Da Vinci”), dalle affascinanti atmosfere di realismo magico; o ancora, indicativo di una particolare sensibilità per la ritrattistica muliebre, l’elegante Ritratto della signorina Adele Borgatti del 1934 (Novara, Galleria d’Arte Moderna Paolo e Adele Giannoni).

    Il Ritratto di fanciulla costituisce in tal senso un esempio calzante. L’opera testimonia il ritorno di Gaudenzi ad una pittura a impasto dagli effetti di intenso realismo, in cui è evidente il ricordo della ritrattistica di Antonio Mancini. All’artista romano Gaudenzi guardò con ammirazione già nei primi anni del suo soggiorno nella Capitale. Le suggestioni manciniane giovanili si aggiornarono poi, negli anni a seguire, con uno sguardo da un lato alle atmosfere sospese della Neue Sachlichkeit, dall’altro alle coeve ricerche dei giovani pittori attivi ad Anticoli Corrado e gravitanti nell’orbita del piemontese Felice Carena.

    Tipicamente gaudenziano è, nel ritratto in esame, la contrapposizione di una resa meticolosa del volto a una pittura estremamente libera nella rappresentazione delle vesti, dello sfondo e della natura morta floreale. Anche la poetica del non finito è tratto distintivo della pittura di Gaudenzi, e la si ritrova in alcuni dei suoi più riusciti ritratti muliebri: si pensi, ad esempio, al Ritratto della contessa Adelaide Odorico Castiglioni (Castiglione Olona, Museo Civico Branda Castiglioni), o ancora al celebre Il quadro interrotto del 1920 (collezione privata).

    Manuel Carrera

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    Opere di Pietro Gaudenzi


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