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Pittore
Pio Bottoni
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Pio Bottoni
Pio Bottoni, nato a Roma nel 1871, sin dagli esordi dimostra una sensibilità colta, alimentata dalla passione per la letteratura – in particolare per la Divina Commedia – e per la musica di area tedesca, soprattutto quella wagneriana, elementi che contribuiscono a orientare la sua ricerca verso atmosfere liriche e contemplative. Tra il 1890 e i primi anni del Novecento, entra in contatto con l’ambiente artistico legato alla cerchia di Nino Costa e del gruppo In Arte Libertas, con cui condivide l’attenzione per la resa poetica del paesaggio e per una pittura dalle suggestioni simboliste.
Bottoni si specializza infatti nella veduta e nel paesaggio, traendo ispirazione dai territori dell’Umbria e del Lazio, che osserva e interpreta con uno sguardo sensibile alla luce e alle variazioni atmosferiche. Utilizza sia la tecnica a olio sia l’acquerello, dimostrando una notevole versatilità esecutiva. Parallelamente si dedica anche alla pittura murale: si occupa di diversi interventi nella chiesa dell’Immacolata Concezione presso il Collegio Massimo di Roma. Con l’inizio del Novecento, la sua produzione si apre inoltre a sperimentazioni vicine al divisionismo, allora diffuso nella scena artistica romana, che arricchiscono la sua tavolozza e la resa luministica dei paesaggi.
A partire dal 1900, Bottoni è presente con continuità nelle principali esposizioni italiane e internazionali. Partecipa alla Triennale di Milano dello stesso anno e inizia a esporre regolarmente a Roma con il gruppo In Arte Libertas, particolarmente legato alla rappresentazione della campagna romana e anche a suggestivi scorci del centro storico di Roma. Tra le opere presentate in questi contesti si ricordano Lontananze e abissi (1901) e Clivo aventino (1903), esposto con l’Associazione degli Acquarellisti, dove emerge l’attenzione per angoli e vedute urbane cariche di sensibilità architettonica e archeologica oltre che atmosferica. Nel 1906 partecipa alla mostra della Società degli Amatori e Cultori con Dal monte di Piediluco.
Nel 1902 invia all’Esposizione di Pietroburgo il dipinto Vestigia Urbis, segnando una significativa apertura verso il panorama internazionale. Negli anni immediatamente successivi continua a prendere parte alle rassegne romane: nel 1908 espone alla mostra della Società Amatori e Cultori di Belle Arti con opere quali Umbria mistica e Luci d’acqua (Marmore), tutte incentrate su una visione spirituale e luministica del paesaggio umbro. L’anno seguente, alla LXXIX edizione della stessa manifestazione, presenta Poesia d’alba (Dal convento di Palazzolo), che sintetizza la sua ricerca di un equilibrio tra osservazione naturale e trasfigurazione poetica.
Nel corso della sua carriera, Bottoni sviluppa diversi cicli tematici legati a luoghi dell’Italia centrale, che hanno riscosso un grande successo di critica e di pubblico. Dopo il successo della serie delle “Terre redente”, acquisita dalla Società Dante Alighieri, si dedica al ciclo di “Villa d’Este”, in cui approfondisce il dialogo tra architettura, natura e memoria storica, in scorci in cui angoli della villa di Tivoli appaiono tra giochi d’acqua, riflessi di luce, atmosfere sospese e silenziose. Un’altra opera significativa e perfettamente evocativa del suo linguaggio è il trittico Augusta Perusia, conservato presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma. La sua produzione è oggi conservata in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui il Museo di Palazzo Braschi, lo Städel Museum e la Società Dante Alighieri.
Elena Lago
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.