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Scultore
Rinaldo Rinaldi
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Rinaldo Rinaldi
Rinaldo Rinaldi nasce a Padova nel 1793, in una famiglia che lavora già nel campo artistico. Suo padre infatti è intagliatore e intarsiatore. Il giovane si trasferisce presto a Venezia per studiare all’Accademia di Belle Arti mettendo in mostra le sue precoci doti artistiche, modellando nel 1808 un S. Antonio morente in pietra policroma. Viene infatti notato dal direttore Leopoldo Cicognara e nel 1811, su segnalazione di Napoleone, viene mandato a Roma per studiare da vicino l’arte scultorea di Antonio Canova, e viene ammesso anche all’Accademia di San Luca.
Nell’Urbe viene immediatamente coinvolto nello stimolante ambiente neoclassico ed entra nell’atelier di Adamo Tadolini, affermandosi tra gli allievi più talentuosi.
Il periodo più produttivo dello scultore si iscrive tra gli anni Venti e Trenta, quando riceve numerose commissioni per monumenti in chiese romane, ritratti o medaglioni commemorativi.
Una delle prime opere che lo scultore realizza a Roma è il Monumento al Cardinale Bottini per la chiesa di Santa Croce e San Bonaventura dei Lucchesi. Altro monumento che esegue è quello dedicato a Monsignor Zen a San Carlo ai Catinari, nel quale emerge una caratterizzazione realista nel volto che non si trova in altre opere.
Il ragazzo aderisce pienamente al linguaggio canoviano tanto che nel 1822 Canova sceglie Tadolini e Rinaldi per completare le opere rimaste incompiute nel suo studio romano, in previsione della sua morte.
Viene infatti selezionato anche come collaboratore per la realizzazione del monumento funebre del maestro di Possagno destinato alla chiesa dei Frari a Venezia. Scolpisce le figure del Leone veneto e del Genio della scultura, attraverso le quali richiama proprio il lavoro di Canova citando il Monumento a Maria Cristina d’Austria.
Nel 1830 realizza il Monumento di Giuseppe Sisco a San Luigi dei Francesi, mentre l’anno seguente lavora in San Marcello al Corso eseguendo il Monumento ad Ercole Consalvi, segretario di Papa Pio VII; poco dopo scolpisce il Monumento al Cardinale Bertazzi a Santa Maria Sopra Minerva. Nel 1936 è autore anche del busto di Gregorio XVI per il Palazzo di Propaganda Fide e nel 1938 si occupa del Monumento a Francesco Longhi in Santa Maria in Trastevere. Nel 1850 torna a lavorare per il Papa, terminando la grande statua di papa Gregorio XVI per la basilica di San Paolo fuori le Mura.
Oltre alle sculture commemorative si occupa di soggetti mitologici come nel bassorilievo del timpano della Villa Ferrajoli ad Albano dove compare Cerere che impartisce a Trittolemo l’insegnamento dell’agricoltura. Nel 1835 modella, su disegno di Giovan Battista Caretti, un bassorilievo in terracotta con Bacco che torna dalle Indie, visibile ancora oggi nel timpano del Casino Nobile di villa Torlonia.
Prende parte anche a due rassegne culturali: nel 1854 è presente alla Promotrice di Torino con Ritratto di Vincenzo Gioberti; e nel 1861 partecipa all’Esposizione di Firenze dopo l’Unità d’Italia esponendo il bronzo La Fortuna e il gruppo scultoreo in marmo Metabo con la figlia Camilla.
Nel 1862 completa invece il bassorilievo per la facciata di San Salvatore in Lauro con Il trasporto della Casa di Loreto.
Lo scultore non giungerà mai alle istanze romantiche, restando fedele all’equilibrio e all’armonia compositiva neoclassica. Infatti anche l’ultima opera che realizza, il Monumento funebre di Rosa Bottai al Verano nel 1870, riflette le istanze neoclassiche. Si spegne a Roma nel 1873.
Emanuela Di Vivona
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.