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Pittore

Salvatore Giusti


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Salvatore Giusti

( Napoli 1773 ca. - 1851 )

Pittore

    Salvatore Giusti

    Salvatore Giusti è attivo a Napoli tra il 1815 e il 1845, ma non si conoscono con certezza gli estremi biografici del pittore. Probabilmente nasce a Napoli alla fine del Settecento e si forma con suo padre Andrea, anche lui pittore, specializzato nella rappresentazione di animali e piante e nell’attività di decoratore.

    L’ascendente fiammingo tra pittura di paesaggio, soggetto sacro e scene di caccia

    Il giovane diviene un prolifico paesaggista e specialista di nature morte, fortemente influenzato dalla pittura fiamminga del Seicento, sia nelle opere a carattere sacro, che nei paesaggi o nelle composizioni con fiori e animali.

    Si attribuiscono al pittore dei disegni preparatori per la decorazione di una sala a Capodimonte con soggetto Carolina Murat su una biga trainata da aquile, quindi probabilmente è attivo qualche anno prima del 1815 alla corte partenopea dei Bonaparte.

    Con il ritorno dei Borboni, nel 1821 l’artista richiede di occupare il posto vagante di restauratore di quadri antichi alla Casa reale, senza però ottenere l’incarico. Nel 1824 dipinge la galleria e la sala da pranzo di villa Floridiana, eseguita su progetto di Antonio Niccolini. Nel 1826 collabora alla realizzazione dell’apparato funebre per Lucia Migliaccio duchessa di Floridia, sempre sotto la direzione di Niccolini.

    Nello stesso anno partecipa inoltre alla prima esposizione del Real Museo Borbonico documentata con dieci opere tra le quali possiamo menzionare Polli diversi, La SS. Vergine col Bambino, accerchiata da una ghirlanda di vaghissimi fiori, Caccia di leoni: da Rubens, Un cane con caccia, Sacra famiglia e Suonator di cetra assiso alla marina di Sorrento. Veduta a lume di luna.

    I lavori esposti forniscono un giusto riassunto della produzione artistica del pittore che appunto spazia da pittura di paesaggio, ai soggetti di natura sacra, a scene di genere con una forte prevalenza di animali e scene di caccia.

    L’attività espositiva e decorativa nel territorio campano

    Parallelamente, dal 1825 al 1830, il pittore è impegnato nella decorazione del salottino pompeiano nella reggia di Capodimonte. Continua a partecipare alle Esposizioni borboniche, infatti nel 1830 vi prende parte con Diverse anatre in un lago, Paese con una cerva: da un fiammingo, Frutti diversi, Bottiglia con fiori, Pesci diversi, Vasi con fiori. Anche in questo caso, chiaro il riferimento alle tematiche e allo stile fiammingo, riletto però attraverso l’esperienza napoletana.

    Agli inizi degli anni Trenta, riceve un’altra commissione per decorare la galleria di Villa Doria d’Angri a Posillipo, collaborando con Gennaro Maldarelli e Vincenzo Longhetti.

    Nel 1833 presenta alla rassegna del Real Museo Borbonico Riposo in Egitto, Composizione di fiori, di frutti, di quadrupedi, volatili ec. con vaso di pesci nel mezzo, Fiori e Un putto che prende i pesci da un vaso. Quest’ultima è una miniatura realizzata sopra cristallo che viene premiata con una medaglia d’oro.

    Nel 1835 espone invece Paesaggio con caccia, Caccia di Quadrupedi, Fiori e Frutta, Paesaggio con riposo di guerrieri e Vaso con pesci, fiori e uccello; mentre nel 1837 presenta Cascata di acqua con armenti. Nello stesso anno termina anche i lavori per la decorazione pittorica del palazzo e della villa del principe Ruffo della Scaletta. Contemporaneamente esegue la decorazione in stile pompeiano del salone da ballo, della cappella e di altri interni della reggia di Capodimonte.

    Tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta il pittore viene chiamato dall’architetto Gaetano Genovese, insieme ad altri artisti, per lavorare alla sistemazione del palazzo reale di Napoli e la reggia di Caserta. Nel 1839 partecipa nuovamente all’Esposizione borbonica con Paesaggio con riposo di alcuni soldati e Veduta con pergolato, mentre nel 1841 espone Veduta della montagna di Cannino in Abbruzzo.

    Infine nel 1843 prende parte alla rassegna del Real Museo Borbonico con i due lavori S. Ferdinando Re di Castiglia smontato da cavallo si prosta innanzi alla croce apparsa in testa di un cervo e Veduta presa dai ponti rossi con pastori che danzano, ed altre figure che camminano.

    Nel 1845 è ancora documentato come “pittore di fiori”, ma da quella data si perdono le sue tracce.

    Emanuela Di Vivona

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