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Scultore

Arturo Martini


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Arturo Martini

( Treviso 1889 - Milano 1947 )

Scultore

    Arturo Martini

    Arturo Martini, nel settore della scultura di grande dimensione (quello del frammento essendo abbastanza approfondito), la posizione artistica dello scultore è determinata da un assieme di valori plastici che non sono ancora stati definiti, poiché non si può veramente pensare che basti sco­prire un solo punto di riferimento originale per fissare i propositi intrinsechi dell’arte di Mar­tini.

    I moventi poetici della sua scultura si trovano là dove, necessari prolungamenti del passa­to, rappresentano un pericolo costante per il creatore stesso: avventura magnifica che non può correre il rischio di non impegnare a fondo l’idea del modernismo contemporaneo.

    Infatti, se­condo Apollinaire che precorse in certo qual modo alcune delle essenzialità della critica di avanguardia, ogni atteggiamento artistico può, in un istante, trovare la sua razionale giustificazione e può, nel medesimo istante, servire l’eternità dell’arte all’infuori delle norme dell’immobilità.

    Per Arturo Martini questo pericolo perenne è una condizione sine qua non per coinvolgere l’atto creativo maturato nella contemplazione con le sorti aggressive di una visione dina­mica e riassuntiva della nostra epoca. In lui parte dei fermenti della nuova scultura si chiudono in un ciclo di conquiste che le sue opere solidificano man mano che riescono ad immedesimar­si nei concetti filosofici odierni, che sono poi le forme più vive dell’inquietudine della nostra generazione.

    Stati di esaltazione, stati di emozione, stati di entusiasmo che impressionano profondamente chi si avvicina all’arte di Martini senza voler trovare, nello svolgimento dei simboli richiesti dal soggetto da figurare, l’unica ragione, la sola matrice del suo pensiero.

    Si è detto che Martini ha risentito l’influsso di Aristide Maillol, di Ernesto De Fiori e di Ernst Barlach (Lionello Venturi). A noi sembra piuttosto che Arturo Martini si sia volontariamente ispirato ai motivi dominanti del secolo, motivi comuni a quei pochi artisti che sono le figure turiferate dell’arte moderna.

    Maillol è classico perché opera seguendo una interpretazione fissa della natura, De Fiori raggiunge spesso un livello ardito traverso l’interesse delle forme passeggere della moda, Barlach riesce a carpire talvolta i segreti del dinamismo ma cade immediatamente, travolto dal veleno espressionista.

    Martini, invece, di questa natura, di questa attualità periodica della moda, di questo dinamismo plastico, ha preso soltanto gli elementi lirici che fanno della sua arte un inno vivace, agile, giocondo, perché il fondamento della sua scultura è costituito da una ribellione di rinascita nata dal cuore, non da una ribellione anarchica nata dall’applicazione di metodi culturalisti, come potrebbe essere un ritorno al classico, all’accademico, al realismo, al verismo.

    Credo perciò che l’opera attuale di Martini stia coronando un mito nuovo, stia sprigionando un impulso naturale che traccerà una delle vie di ricostruzione del senso scultoreo esatto che manca ancora al nostro secolo. Il sensualismo che anche nell’arte astratta può avere un rilievo massimo (sia esso espresso con linee, forme, volumi, colori, piani, masse), e che è pure la pietra di paragone dell’arte vera, riesce a conferire all’opera di Martini una espressione unica che é quella di un primitivismo ardente già cosciente di tutte le sue possibilità, un primitivismo dai modi ampi, maestosi, solenni, un primitivismo di azione che può competere con l’architettura che dovrebbe esaltare.

    Il soffio della passione è un argomento che ha valore reale nell’opera di Arturo Martini per scoprire quelle forme vergini ed autentiche che Apollinaire attribuisce ai grandi artisti, ai grandi poeti, ai grandi traspositori dei paradisi universali.

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