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Cesare Bertolotti


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Cesare Bertolotti

( Brescia 1854 - 1932 )

Pittore

    Cesare Bertolotti

    Cesare Bertolotti, allievo a Brescia di Roberto Venturi e Achille Glisenti, grazie a una borsa di studio e alla pensione triennale del Legato Brozzoni Cesare Bertolotti proseguì la propria formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze e l’Accademia di Brera a Milano sotto la guida di Giuseppe Bertini, per perfezionarsi poi a Roma alla scuola di Cesare Maccari e a Monaco di Baviera presso Franz von Lenbach. Rientrato a Brescia nel 1883, fu tra i fondatori del circolo artistico “Arte in Famiglia”, conquistandosi grande popolarità come pittore di paesaggio (ma si dedicò anche al genere del ritratto e fu pratico di decorazione ad affresco, assimilando con eclettismo le correnti di moda in Italia e nella Germania meridionale sul finire del secolo XIX).

    Assai intensa fu la sua attività espositiva: partecipò infatti con i suoi quadri alle mostre più importanti sul territorio nazionale e non solo, dalla prima Esposizione internazionale di Roma (1883) alla Promotrice di Torino del 1900 (dove vide acquistato il suo Un bacio al sole), dalle Biennali veneziane dal 1907 al 1912 alle mostre internazionali di Chicago (1893) e Monaco di Baviera (dal 1900 al 1909).

    Nel 1915 gli fu conferito il prestigioso “premio Principe Umberto” per il dipinto Nella solenne tranquillità dei monti esposto quell’anno all’Accademia di Brera, premio che sancì “il riconoscimento ufficiale del suo posto in prima fila fra i pittori lombardi dell’Ottocento” (Lonati 1932, p. 428).

    Il titolo della tela premiata riassume lo spirito dei paesaggi montani di Bertolotti e può adattarsi al complesso della sua vasta produzione nel genere, qui ben esemplificata da In Valle Camonica, un’opera dalla composizione verticale luminosa e di grande serenità, intimista, essenziale e vagamente malinconica, firmata nello stesso anno de Gli spasimi delle piante (Milano, Galleria d’Arte Moderna), che Arturo Lancellotti apprezzò senza riserve (“il senso del silenzio e della pace è bene espresso”, Lancellotti 1914, p. 254). Il paesaggio della sua anima “fu quello dell’alta Valle Camonica – venne ricordato in morte del pittore -, della verdissima, maestosa conca di Paspardo, dov’egli visse le ore più luminose della sua vita.

    Lassù egli dipinse per oltre trent’anni, dall’aprile al novembre, senza mai un’ombra di stanchezza o di attenuamento del suo mirabile vigore giovanile […] In quelle altezze egli veramente s’immerse nel colloquio delle cose e ne ascoltò la voce segreta, ne intese la musica dei silenzi, il senso dell’estatica luce diffusa in quell’aria” (Lonati 1932, pp. 428-429). Dal 1897, infatti, è documentata la frequentazione da parte di Bertolotti di Paspardo, piccolo borgo medievale di circa 800 abitanti della media Valle Camonica, un pugno di case sorte su un breve pianoro di montagna a un’altitudine di circa 1.000 metri sul livello del mare, fra boschi di castagni e di abeti.

    La località camuna, dove farà costruire una casa, e la baita smontabile di Volano frequentata nei mesi estivi ispireranno all’artista “un indicibile benessere spirituale”, come confessava egli stesso al conte Teodoro Lechi: “Come si sta bene quassù – gli scriveva il 14 agosto 1897 -; […] di null’altro occupato che della contemplazione di questi bei monti, di queste valli, di questa natura eminentemente pittoresca, pare quasi d’essere buoni” (in Mazza 2012, p. 37).

     

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