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Pittore

Emma Ciardi


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Emma Ciardi

( Venezia 1879 - 1933 )

Pittore

    Emma Ciardi

    Emma Ciardinel 1922, quando firmò l’inedita tavola qui esposta, era all’apice del successo internazionale. L’America le apriva le porte, invitandola a esporre al Brooklyn Museum di New York, invito che preludeva alla sua prima personale statunitense, organizzata sulla Fifth Avenue l’anno successivo.

    Figlia d’arte (il padre Guglielmo, suo maestro, faceva parte dell’establishment artistico veneziano), la pittrice aveva esordito all’Esposizione universale di Parigi del 1900 ottenendo i consensi della critica francese, per divenire poi, dal 1903, una delle beniamine della Biennale veneziana.

    L’assidua presenza nelle rassegne delle Società Promotrici di Firenze, Torino e Roma, la partecipazione alle mostre internazionali (Monaco di Baviera, Barcellona, Parigi, Londra, Milano, Roma, Bruxelles) e a importanti collettive in Italia e oltreoceano (Buenos Aires, Montevideo, Santiago del Cile, Pittsburgh, San Francisco), le personali londinesi e parigine, gli acquisti delle sue opere da parte dei musei facevano di lei un artista fra i più noti dei primi vent’anni del Novecento.

    Emma negli anni a venire rimane lontana dallo spirito rivoluzionario delle avanguardie ed anche alla nuova corrente del ritorno all’ordine, preferendo continuare a dipingere i suoi amati soggetti – Venezie e scene settecentesche  – con una pennellata brillante, fratta, corposa e dinamica, un impasto fortemente materico e accesi contrasti cromatici e luministici, vedute della sua Venezia e scene settecentesche in costume, generi che costituiscono gran parte di una vasta produzione fatta di pittura di paesaggio e rari interni e ritratti.

    Raccontava il nipote (la Ciardi non ebbe figli né marito, dedicandosi interamente alla vita artistica) che la zia non riusciva a star lontana da Venezia, rientrandovi prima dell’armistizio: “non ne poteva più. Non tanto di Milano [dove si era trasferita nel 1917 con la famiglia, N.d.R.], quanto di non avere Venezia intorno a sé” (Zerbi 2009, p. 27), una Venezia da dipingere per una clientela sempre più estesa, secondo i procedimenti messi a punto in una pratica ultraventennale nella quale l’esperienza del vero, en plein air, era sempre rielaborata in studio.

    Sempre il nipote riporta le uscite per dipingere di Emma in barca, che era molto più stabile per ovvie ragioni della gondola, con la quale poteva recarsi a lavorare dal vero in posti isolati o comunque dove nessuno si poteva avvicinare interrompendone il lavoro (Ibidem. Cfr. Pasinetti 2010).

    Unita da un sotterraneo fil rouge a Rosalba Carriera e alla tradizione vedutistica del Settecento, la pittura di Emma ritrae i luoghi del suo vivere (Venezia è protagonista dei suoi quadri sin dagli inizi del suo percorso artistico) astenendosi da una troppo esatta descrizione per restituire l’impressione visiva del “qui e ora” rivissuto sul filo della memoria, coniugando verità ottica e interpretazione percettiva (Zerbi 2009, p. 54).

    Il dipinto qui esposto costituisce un perfetto esempio di tale poetica, offrendo allo spettatore una suggestiva istantanea di un tratto del Canal Grande (si riconoscono sulla destra l’angolo del secentesco Palazzo Ralbi Valier e di fronte il gotico Palazzo Minotto) percorso dalle gondole e da una calda luce pomeridiana.

    In questa veduta ravvicinata del Canale – che ricorda un gruppo di fotografie scattate dall’amico Mariano Fortuny y Madrazo nel primo decennio del secolo – l’immagine del luogo còlto dallo sguardo diventa tutt’uno con la suggestione che l’ambiente emana. Testo di Alessandra Imbellone.

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    Opere di Emma Ciardi


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