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Ermenegildo Luppi

( Modena 1877 - Roma 1937 )

Scultore

    Ermenegildo Luppi

    Ermenegildo Luppi studia all’Accademia di Belle Arti di Modena, con Giuseppe Gibellini, ma nel 1900, grazie al pensionato, riesce a spostarsi a Roma per seguire i corsi di Ettore Ferrari presso l’Accademia di Belle Arti. Sin dalle prime sculture, si fa interprete di un verismo dalla grande forza drammatica. Tra il 1906 e il 1907 si reca a Firenze e studia da vicino Donatello, acquisendone alcune fondamentali caratteristiche come il modellato asciutto e sincero, l’intensità emotiva e la forte carica comunicativa.

    L’equilibrio della scultura del Quattrocento rientra ormai nella sua produzione. Quando torna a Roma si dedica tanto a piccole sculture che presenta alle rassegne, quanto ad opere monumentali di committenza pubblica. Alterna a questa produzione più seria dedicata a temi religiosi o sociali, una produzione più mondana e dal tono leggero, con temi tratti dalla quotidianità.

    Esordisce nel 1909 all’Esposizione di Belle Arti di Rimini con Una vittima, mentre alla Secessione romana del 1913 presenta Visioni dal passato Amici. Oscilla tra un accurato verismo e una forte attenzione alla resa patetica dei suoi gruppi, come avviene per Cucciotti, Capra e Senza Sole, presentati alla mostra secessionista del 1914. A quella del 1915 presenta Autoritratto e nel 1916 Tramonto e Pugilatore. Il successo di critica giunge immediato, grazie alle sue sculture in gesso, cera o bronzo che traggono spunto anche dal simbolismo drammatico di Leonardo Bistolfi.

    Alla Biennale di Venezia del 1920 espone Testa di cristo e Anime sole, sculture intense e ricche di pathos, ancora una volta caratterizzate da quella austera solidità del Quattrocento toscano che le rende fiere ma allo stesso tempo melanconiche. Negli anni Venti realizza anche la scultura funeraria con la Pietà, per il cimitero di Francavilla al Mare.

    Angoscia compare alla Biennale del 1922. Si tratta di una scultura le cui figure risultano disperate nella loro fattezza rigida e verticale, richiamante un simbolismo angosciato e forte. San Giovanni e Cristo invece vengono esposti alla Quadriennale romana del 1935, riportando tutta l’intensità della scultura donatelliana.

    Per quanto riguarda le opere pubbliche, si fa interprete di un linguaggio meno personale e più ufficiale, pienamente afferente al clima di ritorno all’ordine. Esegue le sculture per il frontone del Ministero dei Trasporti a Porta Pia e due bassorilievi celebranti Mussolini per il Municipio di Foggia.

    Insegna al Liceo Artistico Industriale di Roma dopo essere stato nominato Accademico di Merito nel 1924. Muore a Roma nel 1937.

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