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Pittore
Ettore Beraldini
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Ettore Beraldini
Autore legato soprattutto al mercato veneto, Ettore Beraldini ha valutazioni medie comprese tra i 1.200 e i 4.800 euro per le opere a olio su tela o tavola di formato medio.
I dipinti di maggiori dimensioni con soggetti particolarmente apprezzati – come le vedute veronesi, i temi di verismo sociale o le raffigurazioni dedicate all’infanzia e alla senilità – possono raggiungere cifre più elevate, tra i 4.500 e i 9.500 euro e oltre.
Le incisioni ad acquaforte, più rarefatte sul mercato, hanno quotazioni più contenute, generalmente tra i 180 e i 450 euro.
Le stime proposte sono da intendersi come indicative. Per una valutazione precisa e gratuita di una tua opera di Ettore Beraldini, ti invitiamo a inviarci la relativa documentazione fotografica.
Ettore Beraldini nasce a Savigliano in Piemonte, dove il padre, ufficiale dell’esercito, era momentaneamente di stanza. Trascorsa l’infanzia, la famiglia rientra nella terra d’origine, il Veneto, dove il giovane manifesta una naturale inclinazione per il disegno. La sua educazione artistica prende forma presso l’Accademia Cignaroli di Verona, dove studia sotto la guida di Alfredo Savini, maestro che ne intuisce subito la sensibilità pittorica. Il debutto pubblico avviene alla Biennale di Venezia del 1912, con il trittico Vecchi, che affronta con sguardo intenso il tema della senilità e segna immediatamente la sua adesione a un linguaggio secessionista di matrice nordica.
Fin dalle prime prove, Beraldini si allontana dalla pittura più mondana e luminosa di Angelo Dall’Oca Bianca, scegliendo atmosfere severe e cromie fredde, volte a raccontare i volti della marginalità: anziani, poveri, malati. Frequenta manicomi e ospizi per osservare dal vero i soggetti che popolano le sue tele, caratterizzate da una vena drammatica che unisce simbolismo e tonalismo veneto. In questo clima si avvicina anche al gruppo di artisti veronesi attorno a Felice Casorati, con i quali espone nel 1913 alla Nazionale di Napoli, presentando I ciechi e Il sagrestano.
Lo scoppio della Prima guerra mondiale lo vede partire volontario: durante la permanenza al fronte annota pensieri e impressioni in un diario corredato di acquerelli e schizzi, presentato nel 1919 al Palazzo della Gran Guardia a Verona. Tornato alla pittura da cavalletto, si concentra nuovamente sulla vecchiaia e sulla follia: alla Quadriennale di Torino del 1920 espone I filosofi, mentre nel 1921 alla Nazionale di Napoli compare con Giorno di visita. Alla Biennale veneziana del 1924 presenta una delle sue tele più celebri, La madre del pazzo, dedicata al dramma della malattia mentale.
Gli anni Venti e Trenta sanciscono la piena maturità di Beraldini. Alle Biennali veneziane del 1926 e del 1928 espone Tempesta, La bracconiera e Torna a rifiorir la rosa, quest’ultima ambientata in un ospedale psichiatrico, di grande forza emotiva. Nel 1930 presenta Minaccia di temporale, in cui la quotidianità contadina assume un respiro quasi epico, mentre alla Biennale appare anche l’acquaforte Trastulli. Nello stesso decennio si moltiplicano i dipinti dedicati all’infanzia – Gigino, Margherita, Guido, Mariuccia, Fanciulla con frutta, Bambino con limone, Nudino con zucca – caratterizzati da un linguaggio più luminoso e disteso.
Parallelamente si dedica con passione alla grafica: nel 1936 realizza una serie di acqueforti con vedute di Verona, tra cui Chiesa di San Zeno, Arco dei Gavi, Teatro romano e San Fermo, che gli valgono l’apprezzamento della critica e la partecipazione a mostre importanti come le Quadriennali romane del 1935, 1939 e 1943. Nel dopoguerra torna ancora ai soggetti più drammatici: nel 1950 dipinge Il reparto delle agitate, opera che suscita ampia risonanza e gli procura diversi riconoscimenti.
Negli ultimi anni, costretto dall’infermità a una vita più appartata, trova ispirazione nei paesaggi del lago di Garda, cui dedica tele dai toni freddi e violacei, improntate a una malinconia lirica. Muore a Verona nel 1965, lasciando un corpus coerente e personale, dove la narrazione dei fragili e degli emarginati si intreccia a una sensibilità simbolista, dando vita a una delle ricerche più originali nel panorama veneto del Novecento.
Elena Lago
Il sito viene aggiornato costantemente con opere inedite dei protagonisti della pittura e della scultura tra Ottocento e Novecento.