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Pittore

Gioli Francesco


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Gioli Francesco

( San Frediano a Settimo 1846 - Firenze 1922 )

Pittore

    Gioli Francesco

    Francesco Gioli nasce a San Frediano a Settimo nel 1846 e viene ben presto avviato allo studio della pittura prima presso l’Accademia di Pisa, sotto la guida di Annibale Mariani, poi all’Accademia di Firenze con Antonio Ciseri ed Enrico Pollastrini. Questi maestri inevitabilmente lo influenzano nell’iniziale scelta di tematiche di carattere storico, infatti esordisce a Firenze nel 1868 con Carlo Emanuele I di Savoia e il re di Spagna.

    Poco dopo, però, nasce anche il suo interessamento nei confronti della pittura di genere, come emerge dal dipinto presentato a Parma nel 1870 L’Angelus Domini della mattina, o da quello esposto a Milano due anni dopo, La messa. Risalgono a questa fase dall’indirizzo più leggero anche una serie di piccoli oli ispirati alla vita di Carlo Goldoni come Alfieri che visita Goldoni.

    Conosciuti Giovanni Fattori e Telemaco Signorini, unisce ai temi di genere una pittura più nettamente legata al verismo sia tematico sia stilistico, come si nota da Incontro in Maremma del 1874. È proprio questo l’anno in cui Gioli, insieme a Egisto Ferroni e Niccolò Cannicci si reca a Parigi per vedere lo stesso quadro esposto al Salon.

    Il soggiorno francese rappresenta una vera e propria svolta per il linguaggio dell’artista, che si avvicina e studia approfonditamente i paesaggisti della Scuola di Barbizon. Da questo momento in poi, i suoi soggetti prediletti sono scene di vita campestre caratterizzate da un equilibrio compositivo e cromatico di grande spessore.

    Il 1877 è un anno molto proficuo: partecipa all’Esposizione di Torino con La mietitura del grano e La spigolatura dell’uva, due scene tratte dal lavoro quotidiano delle colline pisane. All’Esposizione di Firenze presenta invece In aprile e Ritorno delle mamme e infine a quella Nazionale di Napoli invia In primavera, campagna pisana e Il Monte di Pietà di Santo Spirito a Firenze.

    Frequenti sono in questi anni i soggiorni in Liguria, come si nota da alcuni dipinti dal vero quali Riviera di Genova presso Bocca d’Asse o Quarto, ma d’altra parte sono anche trattate tematiche molto care al repertorio leghiano, come Passa il viatico esposto nel 1880 a Torino.

    Sempre attentissimo alla resa delle variazioni atmosferiche e degli effetti luministici, nel 1883 all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Roma presenta Lo spaccapietreLa processione del Corpus DominiPassa la processione e Mater dolorosa, dipinti molto legati alla sfera del quotidiano, che cominciano ad essere anche intrisi di una valenza mistico-simbolica tipica del suo periodo successivo.

    Ottenute numerose lodi dopo aver partecipato alla Mostra Nazionale di Venezia del 1887 con Macchiaiole di San RossoreContadina toscana Massaia toscana, nel 1888 ottiene la cattedra di pittura all’Accademia di Bologna e poi a quella di Firenze.

    In tanti riconoscimenti e il raggiungimento di una certa sicurezza economica gli permettono di viaggiare in Europa e di aggiornarsi alle novità stilistiche e tematiche del tempo. Si avvicina ben presto alla cultura secessionista viennese e tedesca e ciò si riflette immediatamente nei dipinti della fine dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento: riflessioni simboliche, melanconiche o semplici guizzi luministici rendono le opere di questo periodo ricche di una sensibilità nuova, più attenta all’espressione che alla resa naturalistica. Intimità compare all’Esposizione Internazionale di Belle Arti di Roma del 1893, Malinconia estivaPomona Giro giro tondo alla Biennale veneziana del 1895.

    Vita esposto alla Biennale del 1903 insieme a Paese, esprime al massimo questo suo nuovo indirizzo poetico: una famiglia nuda sulla spiaggia, illuminata dal sole, gioca con un neonato. Tutta la scena richiama simbolicamente la forza della vita, come esprime il titolo del dipinto.

    Alla Biennale del 1905 presenta NotturnoAutunno toscano e Calma lunare, mentre a quella del 1907 RenaiuoleTramonto e Gioventù sulla spiaggia tirrena. Nel 1913 e nel 1915 partecipa alle mostre della Secessione romana con una serie di paesaggi toscani scanditi dalle stagioni, mentre una sua personale viene allestita alla Biennale di Venezia del 1914, con ben 52 opere tra cui Malinconie etruscheSpigolatriceParcaPlenilunioBallo di bambiniMietitura in montagnaBoscaiole di San Rossore e Ovile, imponente riassunto della sua carriera. Continua ad esporre fino all’inizio degli anni Venti, muore a Firenze nel 1922.

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