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Giacomo Francesco Cipper detto il Todeschini

( Feldkirch 1664 - Milano 1736 )

Pittore

    Giacomo Francesco Cipper detto il Todeschini

    Giacomo Francesco Cipper detto il Todeschini nasce a Feldkirch, al confine tra Austria e Svizzera, nel 1664. Negli anni Novanta si trova già sicuramente a Milano, ospite della famiglia Carcano, mentre ai primi anni del Settecento risalgono le sue prime testimonianze pittoriche, tra cui una natura morta.

    Le nature morte: tra la pittura fiamminga e Monsù Bernardo

    In tutta la sua prima parte di carriera, si dedica quasi esclusivamente a questo genere, portando avanti la tradizione del Seicento italiano, sensibilmente influenzato anche dalla precisione ottica delle nature morte fiamminghe e dalla poetica del pittore danese trapiantato a Milano Monsù Bernardo.

    La prima opera certa del Todeschini è una natura morta con Sedani, ciliegie, fichi e formaggi, in cui si nota subito l’adesione al filone naturalistico, che verrà riproposto anche nelle scene di genere, sicuramente memori delle bambocciate romane. Attraverso un cromatismo brillante, che investe gli oggetti del dipinto e contrasta con le forti ombreggiature tenebrose degli sfondi, il Todeschini adotta un formalismo volumetrico, ben visibile in nature morte quali Composizione di uccelli e Il venditore di pesce con rissa di portaroli. Le sue composizioni vive e mimetiche si focalizzano su particolari resi in maniera lenticolare, così come avverrà poi nelle scene di genere.

    La pittura di genere: le scene umili e serene

    Nel filone di genere, il pittore austriaco segue il filone popolare delle scene di anziani raccolti in ambientazioni povere e scarsamente illuminate, mendicanti per la strada, giocatori di carte e avventori delle osterie. È la cronaca di un mondo nascosto ma brulicante di soggetti curiosi, reso a tratti in maniera caricaturale e con una vena di ironia, che verrà poi ripreso come soggetto prediletto da Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto ma con una maggiore monumentalità e solennità che conferirà dignità agli umili rappresentati.

    Al contrario, il Todeschini attua un’interpretazione semplice e una narrazione senza fronzoli della realtà, al di fuori di celebrazioni o pietismi. I suoi protagonisti, rappresentanti di una società fatta di contadini, bevitori, giocatori, umili lavoratrici e lavoratori, vengono mostrati per quello che sono, in una dimensione tranquilla ed idillica, lontana dalla tragedia del reale.

    In queste scene orchestrate ad hoc, come piccoli siparietti teatrali, ogni cosa è al suo posto, così come si nota nelle Scene familiari conservate al Museo Civico di Treviso. Molte scene offrono anche l’occasione per l’inserimento di accurate e realistiche nature morte, come nel Venditore di selvaggina e in Arrotino e zingara chiromante.

    Altre opere particolarmente significative di Todeschini sono Vecchi suonatori, Scena d’osteria, Maestra dei lavori domestici, I bari, Mercato di pesce, Maestro di musica, Ragazzo dà il mangime alle anatre, Il pittore nello studio.

    Se nelle opere dei primi del Settecento, il preferisce adottare una tavolozza brillante da impiegare per serene scene all’aperto, negli anni Venti e Trenta la sua produzione si riempie di scene d’interni, realizzate con un cromatismo più cupo che contribuisce a far emergere i personaggi da zone d’ombra e a mettere in evidenza la perizia tecnica e i virtuosismi cromatici.

    Elena Lago

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