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Giovan Battista Ferrari


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Giovan Battista Ferrari

( Brescia 1829 - Milano 1906 )

    Giovan Battista Ferrari

    Pur non comparendo nessuna opera con questo titolo nelle consuete esposizioni milanesi, genovesi o torinesi, cui regolarmente partecipò Giovan Battista Ferrari dal 1858 fin quasi al 1906 – anno della sua morte – è certo che il quadro Cava di sabbia, viste la qualità e le sue dimensioni, sia stato dipinto per essere presentato nelle grandi mostre d’arte.

    Un’attenta analisi della vegetazione, dell’edificio sullo sfondo (per un raffronto vedi l’opera Campagna fuori Milano) della tipologia dei carri a ruota grande, dell’abbigliamento dei cavatori, ci porta a credere, come probabile, una raffigurazione d’una località del Nord Italia, posta probabilmente nel piacentino, nella Brianza o nelle campagne piemontesi.

    Il quadro, del 1876, è stato eseguito dal pittore nella stagione della sua piena maturità artistica, quella cioè tra il 1860 e il 1880-1885 in cui coglie gli attesi frutti della notorietà; Trasferitosi a Milano alla fine degli anni Sessanta dell’Ottocento (risulta regolarmente residente a Milano dal 1872) l’artista, che quasi sicuramente insegna nella scuola di disegno dell’Istituto milanese delle Marcelline, è nominato socio onorario del Regio istituto di belle arti di Urbino, è iscritto dal 1883 alla Società per le Belle Arti (poi Permanente) e prima ancora, nel 1876, nella Società per l’Arte in Famiglia di Brescia fondata dagli amici Cesare Bertolotti, Roberto Venturi, Carlo Manziana e dall’ex allievo Francesco Rovetta.

    Il quadro Cava di sabbia presenta tutte le importanti cifre pittoriche che caratterizzano i dipinti dell’artista in questo periodo della maturità. L’autore infatti esegue con maestria i dettagli della vegetazione in primo piano, non scadendo mai nel calligrafismo, ma utilizzando i particolari floreali per creare un impasto pittorico che impreziosisce l’intera composizione, ampliando quasi a dismisura la sua magica gamma di verdi esaltati dai gialli, che richiamano costantemente una luce solare diffusa, cara all’artista.

    Le figure sono tratteggiate senza divenire semplici e banali macchiette, quindi non sono eseguite in funzione meramente decorativa e per ambientare il paesaggio; Ferrari vuole rappresentare costantemente e in modo veristico una reale situazione di lavoro, quella dei cavatori di sabbia all’opera in un luogo, stagione e ora riconoscibili.

    Il tono cromatico generale della raffigurazione è intriso di quella luce calda e diffusa che esalta ogni porzione dell’opera, in aperto contrasto con il fondale azzurro del cielo. L’artista bresciano diviene famoso e riconoscibile, proprio per la sua costante capacità di trasformare i quadri dipinti in spazi dove la magia della luce emerge da un paesaggio umanizzato e mai idilliaco.

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    Opere di Giovan Battista Ferrari


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