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Giovanni Bartolena


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Giovanni Bartolena

( Attivo in Toscana fra il 1852 e il 1862 )

Pittore

    Giovanni Bartolena

    Nipote di Cesare Bartolena, nasce a Livorno nel 1866. Viene introdotto allo studio della pittura proprio dallo zio, che lo spinge a trasferirsi a Firenze per completare la sua formazione. Intorno alla metà degli anni Ottanta, compiuti i vent’anni, avviene il suo trasferimento a Firenze, dove decide di non seguire il canonico percorso presso l’Accademia, ma di formarsi alla scuola di Giovanni Fattori.

    Frequenta dunque i grandi pittori della stagione macchiaiola degli anni Sessanta e Settanta e incamera la costruzione attraverso la macchia. Essa però acquisisce ben presto un valore tutto nuovo: non è più centrale nella composizione tonale del dipinto, ma diventa materica, moderna, quasi espressionista.

    Si specializza nella natura morta, ma sono molto frequenti i paesaggi maremmani popolati da cavalli, in cui si percepisce la memoria del maestro Fattori. Esordisce all’Esposizione di Torino del 1892 con Pascolo in campo al Melo presso Livorno e Strada di Collinaja presso Livorno, due paesaggi che denunciano la prima influenza realista della pittura di macchia. L’anno successivo, sempre a Torino, invia Prateria fra Livorno e Pisa, mentre nel 1894 a Firenze espone il suo primo Studio di cavallo.

    Alla fine degli anni Novanta, a causa di gravi problemi economici vissuti dalla sua famiglia, si allontana per cercare il successo a Marsiglia. Vi rimane per diversi anni, per poi fare ritorno a Livorno alla fine della prima guerra mondiale. Il colore, divenuto ormai il centro della sua espressione, assume un valore a tratti graffiante e costruttivo, soprattutto nelle nature morte che si avvicinano inevitabilmente al cromatismo espressionista.

    Legatosi a Plinio Nomellini, di cui è spesso ospite a Fossa dell’Abate in Versilia, si unisce al Gruppo Labronico insieme a Oscar Ghiglia, Ulvi Liegi, Cafiero Filippelli ed altri, con l’intenzione di tenere in vita il messaggio lasciato da Giovanni Fattori e dai macchiaioli nell’arte livornese. Per tutti gli anni Venti e Trenta continua a dedicarsi a paesaggi e poi soprattutto a nature morte, raggiungendo il vero successo con un certo ritardo. Alla Mostra Regionale d’Arte Toscana del 1930 espone Natura morta con funghi e Natura morta. Allo stesso anno risale la sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia, in cui espone un’altra natura morta, Colazione.

    Nei dipinti di questi anni viene apprezzata la sua rievocazione in chiave moderna della macchia, seppur con una tavolozza ben più accesa e stridente. Alla Prima Quadriennale di Roma del 1931 invia l’olio su tavola Fiori, mentre alla Mostra Regionale Toscana dello stesso anno espone Aragosta nel piatto e Lupocantero.

    Negli ultimi anni si dedica a dipinti quali Zucche d’autunnoLimoniFrutti di mareCastiglioncelloCavalli alla greppia, appartenenti a collezioni private. Altre sue opere sono conservate nei Musei Civici di Livorno e a Palazzo Pitti a Firenze. Muore a Livorno nel febbraio del 1942.

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