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Giovanni Battista Tedeschi


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Giovanni Battista Tedeschi

( Mergozzo 1883 - Pallanza 1944 )

Scultore

    Giovanni Battista Tedeschi

    Giovanni Battista Tedeschi nasce a Mergozzo, in Piemonte, nel 1883. Ben presto, prende la strada della scultura e si forma a Milano, al seguito di Eugenio Pellini (1864-1934), da cui eredita la trattazione sintetica e veloce delle superfici, tra il gusto impressionista e quello scapigliato.

    Nel corso dei primi anni del Novecento, pur rimanendo legato alle sue zone d’origine, gravita attorno all’ambiente dell’Accademia di Brera, di cui diventa socio onorario. Se inizialmente si occupa soprattutto di monumenti pubblici in area piemontese, come la lapide di Umberto I eseguita a Cuneo nel 1900, o il Monumento funerario realizzato a Saluzzo per il monsignor Vicini, a partire dagli anni Dieci è presente alle maggiori rassegne artistiche italiane.

    La scultura: dal decorativismo di stampo simbolista alla saldezza del ritorno all’ordine

    Nel 1913, espone alla Promotrice di Genova il gruppetto in bronzo Danza dal gusto spiccatamente decorativo e simbolista. Lo stesso si può affermare per le opere esposte sempre a Genova, nel 1914: Caduta d’Icaro, Refezione contrastata, Carezze e Ave Maria, tutte sculture in bronzo contraddistinte da una veloce ed elegante gestione dei piani che accolgono la luce sulle superfici vibranti.

    Il tono lirico della produzione di Giovanni Battista Tedeschi si mantiene anche negli anni successivi alla Prima guerra mondiale, anche se, nella volontà di assecondare i nuovi canoni del ritorno all’ordine, le masse si fanno più salde e i volumi più definiti. Alla Fiorentina Primaverile del 1922 espone Le ombre della sera, mentre nel 1924 partecipa alla sua prima Biennale veneziana con l’opera Il perdono, in marmo di Candoglia, che denuncia ancora il suo profondo legame con la città di nascita, Mergozzo, nella Val d’Ossola, dove sono presenti numerose cave da cui si estrae questo tipico marmo che vira dal rosa al grigio.

    Alla Biennale del 1926 espone una vasca in marmo dal titolo L’orfana, a quella del 1928 la scultura Bocciato e, infine, all’edizione del 1930 presenta lo Schiatore in bronzo. Opera dinamica e solida allo stesso tempo, gioca sulla resa naturalistica e dettagliata del corpo dello sportivo mentre si sta sistemando lo sci, in una nudità eroica che lo trasporta in un primitivismo celebrativo e che risponde ai canoni dell’atletismo negli anni del regime, come si nota anche nella Battaglia del grano esposto alla Sindacale di Milano del 1938.

    Le incursioni nella pittura: i paesaggi innevati del Piemonte

    Lo Schiatore sottolinea anche il rapporto di Giovanni Battista Tedeschi con la montagna piemontese. Tra gli anni Trenta e Quaranta, compie alcune sporadiche incursioni nella pittura, dedicandosi soprattutto a intime scene familiari o a paesaggi montani e innevati.

    È il caso degli oli su compensato Riposo sulla neve e Sciatori, in cui l’artista sperimenta un personale divisionismo fatto di piccoli tocchi luminosi di giallo o di rosso che si inseriscono tra i paesaggi innevati, gestiti con le tonalità più fredde del bianco e dell’azzurro, che restituiscono l’atmosfera silenziosa, intima e allo stesso tempo maestosa della montagna e del ghiacciaio.

    Elena Lago

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    Opere di Giovanni Battista Tedeschi


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