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Pittore

Gregorio Sciltian


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Gregorio Sciltian

( Rostov 1900 – Roma 1985 )

Pittore

    Gregorio Sciltian

     Nato in Armenia, si forma presso il Ginnasio di Mosca per volere del padre notaio, ma la sua vera vocazione è la pittura, tanto che decide di iscriversi all’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo.  In questo periodo si interessa ad Aubrey Beardsley e alla sua grafica simbolista.

    Il suo esordio avviene molto precocemente a Rostov, con Donna alla finestra, dipinto di matrice futurista. Ben presto, questo interesse verso l’Avanguardia viene abbandonato in favore di un puro e sincero ritorno all’antico, non solo dal punto di vista iconografico, ma anche dal punto di vista tecnico.

    Alla stregua dei maestri antichi, Sciltian dipinge ad olio su tela o su tavola, facendosi interprete di un cromatismo ricco di chiaroscuri, che prende spunto dall’osservazione dei pittori del Cinquecento e del Seicento. Approda a Vienna nel 1919 e si perfeziona presso l’Accademia di Belle Arti, ma la vera svolta per il pittore avviene nel 1923, con il trasferimento a Roma, dove trova uno studio a Campo de’ Fiori.

    I musei visitati in Russia e a Vienna non sono nulla in confronto a tutto quello che può vedere a Roma e in Italia: inizia a studiare Caravaggio in San Luigi dei Francesi e nelle Gallerie vicinissime al suo studio. Si spinge verso un ritorno all’antico che ha contatti con il presente, soprattutto nella realizzazione di ambientazioni quasi metafisiche.

    Si specializza nei ritratti e soprattutto nell’esecuzione di trompe l’œil: armadi, vetrine, scarabattoli, scrivanie dalla luminosa cromia ripropongono le illusioni di maestri fiamminghi come Cornelis Gijsbrechts. Le trasparenze delle ampolle, la confusione delle scrivanie, pagine ingiallite e simboli di vanitas popolano le opere di Gregorio Sciltian, che cita direttamente autori come Caravaggio, Antonello da Messina o Vermeer.

    Negli anni Venti espone presso la Galleria Bragaglia, e alla Biennale di Roma del 1925 presenta Strumenti musicali, con i tipici elementi allegorici dell’arte antica. L’anno successivo espone Biondo corsaro alla Biennale di Venezia e poco dopo passa alcuni anni a Parigi, esponendo al Salon des Indépendants del 1927.

    Nel 1936, rientrato in Italia, presenta alla Biennale di Venezia Bacco all’osteria, una citazione del San Matteo e del Bacco caravaggeschi, trasportati in una dimensione moderna e rarefatta, che si avvicina molto al linguaggio di Pietro Annigoni. A questo periodo appartengono poi numerosi trompe l’œil come Natura morta con strumenti musicaliDrappo appesoFiori e fruttaNatura morta con libri e una serie di ritratti tra cui quello di Peppino de Filippo, sempre trattati attraverso le consuetudini antiche.

    Nel 1947 è firmatario del Manifesto dei Pittori Moderni della Realtà, insieme ai fratelli Xavier e Antonio Bueno e a Pietro Annigoni, affermando, questa volta tramite un manifesto programmatico, la sua totale adesione ai modelli antichi e alla realtà, per dichiarare la lontananza da qualsiasi astrattismo o derivazione informale.

    Negli anni Cinquanta stabilisce il suo studio in Palazzo Trivulzio a Milano, ma spesso soggiorna a Gardone Riviera, per dedicarsi allo studio del Manierismo di area lombarda. Partecipa a diverse mostre insieme ai Pittori Moderni della Realtà e alla Biennale di Venezia del 1950 invia il trittico Pagine di Storia.

    Realizza poi costumi e scenografie per il Maggio Musicale Fiorentino del 1953 e per la Scala di Milano. Negli ultimi anni, si dedica prevalentemente a dipinti di carattere sacro e all’illustrazione di Anna Karenina di Tolstoj. Come un pittore antico, coerente fino alla fine, nel 1968 dà alle stampe un trattato: La realtà di Sciltian. Trattato sulla pittura. Negli anni Settanta e Ottanta si tengono sue importanti antologiche a Milano, Mosca e Ferrara. Muore a Roma nel 1985.

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    Opere di Gregorio Sciltian


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