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Jan Frans Van Bloemen detto Orizzonte
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Jan Frans Van Bloemen detto Orizzonte
Jan Frans van Bloemen, noto anche con lo pseudonimo Orizzonte, nasce nel 1662 ad Anversa, in una famiglia di pittori. Il suo apprendistato avviene proprio al seguito del fratello maggiore Pieter, per poi continuare con il pittore Antonio Goubau.
I viaggi in Francia e Italia
Diciottenne parte per la Francia, soggiornando a Parigi e Lione, dove raggiunge il fratello. Giungono poi entrambi in Italia, stabilendosi a Torino e poi Roma nel 1688. Dall’anno successivo si attesta la loro presenza nel centro dei pittori fiamminghi in Via Margutta, dove entrano a far parte della Schildersbent, un’associazione di pittori, principalmente olandesi e fiamminghi di stanza nell’Urbe. Alcuni dei dettagli della vita si conoscono grazie alla biografia che scrive Pascoli nel 1732.
I due fratelli trascorrono otto mesi al seguito di un cavaliere olandese tra Napoli, la Sicilia e Malta. Terminato il viaggio rientrano insieme a Roma, dove lavorano collaborando in uno studio in via Margutta fino al 1693. A quella data Pieter rientra in patria, mentre Jan Frans si sposa con Mattea Rosa Barosini da Zagarolo.
L’artista diviene uno dei massimi rappresentanti del paesaggio romano-pastorale, un genere che ottiene successo nel Settecento, ispirandosi al naturalismo di Gaspard Dughet e alla sensibilità luministica di Claude Lorrain, aspetti grazie ai quali riceve il soprannome di Orizzonte.
Riprende quindi uno modello già utilizzato dai suoi predecessori che prevede l’inserimento di piccole figure, rovine e vedute di città all’interno di un’ampia quinta paesaggistica, spesso ritratta dal vero. Dipinge infatti dal vero diversi paesaggi nelle zone limitrofe dell’Urbe come vedute di Zagarolo, Frascati, Vignanello, Tivoli o Albano, come ci racconta anche Pascoli.
Il pittore si afferma come uno dei più pregevoli eredi della luminosità atmosferica e della sensibilità idilliaca di Lorrain.
Nelle prime tele si manifesta la collaborazione con il fratello, specialmente nell’esecuzione di animali, genere in cui primeggiava Pieter.
Nei primi decenni del Settecento l’artista collabora invece con diverse mani per raffigurare specialmente le figure, come Carlo Maratti, Pompeo Batoni e Giuseppe Passeri. La pennellata diviene inoltre più vibrante e fuggevole. Dal 1737 in particolare collabora con Placido Costanzi come in occasione di Veduta del Colosseo dal vialone della Vallicella, o le due tele incorniciate in stucchi raffiguranti la scena de il Buon Samaritano e la Cananea ai piedi di Gesù, all’interno del Coffe-house nel giardino del Quirinale.
Altro dipinto ambientato nella città eterna è Paesaggio con il Colosseo e l’arco di Costantino conservato nella collezione Pallavicini. Sempre nel palazzo Pallavicini sono collocati Paesaggio con Belvedere Vaticano e figure e Paesaggio con il tempio di Vesta a Tivoli.
Molti dei suoi lavori sono conservati alla Galleria Doria Pamphilj, come Paesaggio con torre e figure, Paesaggio con cascata delle Marmore presso Terni e arcobaleno, Paesaggio con cascata di Tivoli, Paesaggio con pastore, due contadine e lago nel fondo e Paesaggio con ruderi, ponte e pastore.
Negli ultimi anni la luce raggiunge una tale chiarezza da richiamare anche le vedute di Canaletto. Tra i suoi mecenati e collezionisti ricordiamo quindi le famiglie Pallavicini, Rospigliosi, i Pamphilj, ma anche Luigi Bonaparte, Humphry Morice e papa Benedetto XIV.
Il pittore si spegne a Roma nel 1749, e viene seppellito nella chiesa degli Agonizzanti.
Emanuela Di Vivona
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