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Pittore

Ludovico Cavaleri


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Ludovico Cavaleri

( Milano 1861 - Cuvio 1942 )

Pittore

    Ludovico Cavaleri

    Ludovico Cavaleri nasce a Milano nel 1867. Completati gli studi classici, frequenta la facoltà di medicina, che abbandona nel 1888. Infatti, animato sin da giovane da una decisa propensione verso l’arte, decide di dedicarsi esclusivamente alla pratica della pittura, seguendo l’esempio dei paesaggisti lombardi del secondo Ottocento.

    Il paesaggio: un lirico intimismo

    Impostando sin da subito il suo linguaggio su un naturalismo idilliaco e spontaneo, Ludovico Cavaleri rimane per molti anni fedele ad una pittura intimista, legata alle vedute campestri e alle marine, che tratta attraverso una pennellata sciolta e ricca di luce. Nelle sue immagini poetiche si possono leggere ricordi e note affini al lirismo suggestivo della Scuola di Rivara: Uva fradicia, Verso sera e Quiete (vicinanze di Carrara) sono le prime tre opere che espone alla Mostra di Torino del 1890, dando avvio ad una carriera ricchissima di esposizioni.

    Gran parte degli emozionanti paesaggi del pittore sono testimonianza dei suoi frequenti spostamenti tra la Lombardia, la Liguria e la Toscana, dove si stabilirà per diversi anni, chiamato ad insegnare pittura all’Accademia di Carrara.

    Bonaccia, Proxima nox e A Lerici compaiono all’Esposizione Nazionale di Palermo del 1892, mentre nel 1896 è presente alla Mostra dell’Arte e dei Fiori di Firenze con alcune delle sue opere più importanti e liriche della prima produzione: Neve settembrina, Mattina d’state, Mattina d’autunno, Frutta e Impressioni, dipinti ricchi di sensazioni atmosferiche e variazioni luministiche che lo rendono un pittore legato alla tradizione naturalistica, ma profondamente permeata di spiritualità e simbolo, che si rivelano soprattutto nel clima decadente fin de siècle.

    Le suggestioni simboliste e liberty: tra pittura ed incisione

    In questi anni, l’artista non si concentra soltanto sulla pittura, ma inizia a lavorare sul disegno e sull’acquaforte, per diverse collaborazioni con giornali, riviste e imprese pubblicitarie. È proprio in questo frangente che la sua pennellata evanescente ed impressionista dei primi anni, comincia ad assorbire prima influenze divisioniste e poi secessioniste.

    Gli incastri cromatici suggestivi e lucenti, che mantengono sempre elevato l’indirizzo elegiaco delle vedute, lo portano a raggiungere un graduale successo di critica e di pubblico. Nel 1901, partecipa alla Biennale di Venezia con Silenzio mistico e vi ritorna nel 1903 con Brezza vespertina. Solitudine- San Francesco d’Assisi, Sole occiduo e Mareggiata compaiono alla Mostra di Milano per il Traforo del Sempione del 1906, mentre Pastorale e A notte alla Biennale del 1907.

    «Artista del sentimento»

    Lunghi filamenti di colore o delicati incontri pulviscolari di impianto divisionista costruiscono queste immagini che conservano il silenzio e l’isolamento della montagna e della campagna in inverno, così come si legge nel Notturno della Biennale di Venezia del 1910. Contemporaneamente, le incisioni appaiono dure e dominate da un forte impianto chiaroscurale. Dopo la guerra, ricomincia ad esporre in una personale di quasi duecento opere alla Galleria Pesaro di Milano, con un’introduzione del critico Carlo Bozzi, che scrive di lui: «ha il buon gusto di limitare il soggetto di tutte le sue pitture al motivo, al momento della luce, all’ora della stagione, eppure questa sua mostra è riuscita di una rara varietà per la diversità dei temi scelti, le diverse tecniche adottate […], pure lasciando scorgere qualche preferenza per le nebbiose luci argentine, pel velo dorato autunnale, pel caldo pulviscolo del tramonto sulle acque».

    Lino Pesaro, seguendo questa linea, l’ha soprannominato «artista del sentimento». In effetti, Ludovico Cavaleri, anche per tutti gli anni Venti, continua a prediligere il lirismo delle composizioni, come si nota dai soggetti esposti alla Biennale del 1920 L’albero solitario, Silenzio e Cinerarie. Continua ad esporre fino alla fine degli anni Venti, compresa una personale alla Biennale del 1924. Dopo aver insegnato per diversi anni all’Accademia di Perugia, ritorna in Lombardia, a Cuvio, dove muore da sfollato, durante la guerra, nel 1942.

    Elena Lago

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    Opere di Ludovico Cavaleri


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