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Pittore

Marco Gozzi


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Marco Gozzi

( San Giovanni Bianco 1759 - Milano 1839 )

Pittore

    Marco Gozzi

    Marco Gozzi nasce nel 1759 a San Giovanni Bianco, comune in provincia di Bergamo, in una famiglia di umili origini. Viste le sue precoci doti artistiche inizia a formarsi presso il pittore bergamasco Corneo. Probabilmente ha dei contatti anche con l’artista romano Francesco Fidanza, dove esegue l’apprendistato, ma non è del tutto certo. Sicuramente avvia uno studio sulle opere del pittore di Roma perché chiara è l’influenza sul linguaggio del giovane.

    L’attività eterogenea degli esordi

    La produzione giovanile è varia, spazia infatti da tematiche sacre, a ritratti; da cicli decorativi a scene di genere.

    Nel 1792 si trasferisce a Caiolo in provincia di Sondrio e ottiene alcune commissioni tra le quali quella per il Ritratto del sacerdote Cristino de Cristini della Torre, raffigurato di tre quarti in un ovale con un libro e una lettera, secondo un’iconologia tradizionale nel bergamasco.

    Alla fine degli anni Novanta del Settecento comincia a dedicarsi prettamente alla pittura di paesaggio, eseguendo i dipinti a tempera per una sala della villa già Caccia-Goisis a Redona, nel territorio di Bergamo, raffiguranti paesaggi ariosi, seguendo così il gusto della tradizione veneta settecentesca.

    Pittura di paesaggio: tra tradizione accademica e stimoli veristi

    All’inizio dell’Ottocento si reca invece a Milano dove soggiornerà per diversi anni e qui ottiene un contratto molto vantaggioso con il governo del Regno d’Italia in quel momento gestito dal Vicerè Eugenio di Beaurnhais. Infatti riceverà una pensione annua in cambio di tre dipinti di paesaggio all’anno. Concentra quindi il suo interesse verso questo genere pittorico, risentendo inizialmente della maniera di Claude Lorrain. Il paesaggio classico e accademico lascia poi posto ad una resa maggiormente spontanea e mimetica della realtà, introducendo inoltre l’elemento emozionale.

    Negli anni Dieci intraprende dei viaggi di studio tra Roma, Napoli e il territorio marchigiano, riportando poi a casa studi e schizzi degli scorci ammirati. Tra il 1813 e il 1820 partecipa a diverse Esposizioni dell’Accademia di Brera, rivelandosi un’importante mediatore tra la tradizione classica e quella verista o romantica.

    Un cronista dell’attività urbanistica austriaca in Italia

    Anche dopo la restaurazione l’artista mantiene lo stesso incarico con il governo austriaco, e per quest’ultimo realizza diverse pitture di paesaggio del territorio lombardo, ma anche panorami di strade e nuove infrastrutture, a documentazione del lavoro del governo austriaco sul territorio italiano. 

    Esempi di queste vedute sono il dipinto del 1809 La fonderia di cannoni a Caionvico, oggi nella collezione della Pinacoteca di Brera; Campagna lombarda o Rovine di un castello, lavori ormai lontani dalla rigidità accademica e aperti alle influenze veriste. Negli anni Venti realizza inoltre tele come Veduta dell’Orrido di Nesso, Paesaggio con ferriera, Veduta della imperiale regia villa di Monza e Veduta del ponte sul Devero a Cevola; invece appartengono alla produzione degli anni Trenta Rocce con cascata, Torrente in Valsesia, Galleria da Varenna a Bellano, Madonna della Sassella sulla strada dello Stelvi e Foresta con personaggi.

    L’attività per il governo prosegue fino agli ultimi giorni di vita. L’artista si spegne nel 1839 a Bergamo.

    Emanuela Di Vivona

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