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Francesco Saverio Altamura

( Foggia 1826 - Napoli 1897 )

Pittore

    Francesco Saverio Altamura

    Studiò lettere con i Padri Scolopi; nel 1840 si condusse a Napoli, per istudiarvi la fisica col Palmieri, la chimica col Piria, la filosofia col De Martino. Dall’Ospedale ove faceva i suoi studii di medicina, passò nell’anno 1845 all’Istituto di Belle Arti. Fece quindi un concorso di composizione per essere esente dalla leva e ottenne l’esenzione; nell’anno 1847, concorse con “Gli Ebrei esuli in Babilonia” al Pensionato di Roma, e vinse il concorso insieme col Moretti, creando fin d’allora col suo compagno quella nuova scuola del vero che fece tanto onore a Napoli, e dove tutto parla e palpita.

    Compromesso ne’ moti del 15 maggio, arrestato col D’Ayala, col Poerio, col San Donato, col duca Proto, riuscì a fuggire; egli avea combattuto alle barricate, dove ricevette una ferita di baionetta al sopracciglio e una di proiettile al dito pollice, ferita che fece domandare sarcasticamente da Ferdinando II all’Altamura se con quella mano potesse ancora dipingere. Due anni dopo la fuga, fu condannato a morte in contumacia dal Tribunale Borbonico.

    Riparò a Firenze, e nell’anno 1860 tornò in Napoli con Garibaldi, ma vi pose stanza definitiva solamente dopo alcuni anni, avendone passati ben diciassette in Toscana. Egli è pittore di grande forza e potente coloritore; cavaliere di San Maurizio e Lazzaro e della Corona d’Italia, membro onorario di quasi tutte le accademie d’Italia e professore nell’Istituto di Belle Arti. Espose nell’anno 1847, il primo suo quadro “Cristo e la donna adultera”, che fu comprato dal principe d’Aquila fratello di Ferdinando II Borbone.

    Nell’anno 1848 espose “La morte d’un Crociato o Dio lo vuole”, che apparve una rivelazione ai giovani, sebbene abbia fatto brontolare i vecchi maestri, irretiti nelle tradizioni accademiche. In Firenze, dopo altri quadri di soggetto biblico: “Il profeta Nathan” e “La figlia di Jefte” che fu premiata, fece la “Trilogia di Buondelmonte”, ossia tre quadri rappresentanti “La tradita”; “Le nozze” e “I funerali di Buondelmonte” che furono premiati alla prima Esposizione italiana del 1861.

    Fece quindi: “Il sacco di Roma sotto il Conestabile”; “Odi vecchi ed Amori Nuovi”, quadri che si trovano nella Galleria del principe Colonna; “Veronica Cybo”; e vinse il concorso Nazionale intimato dal Governo Provvisorio di Toscana col quadro epico “Mario vincitore de’ Cimbri” ammiratissimo, e che, riprodotto per commissione del Re Vittorio Emanuele, trovasi ora a Capodimonte.

    Per la Galleria Nazionale nell’Istituto di Belle Arti di Firenze, fece un espressivo ritratto dell’illustre “storico napoletano Carlo Troya”. Citiamo ancora tra i suoi quadri: “Ofelia”, “Desdemona”, “Prometeo” ne’ quali il reale e l’ideale si compongono in felice armonia; “Excelsior”, quadro originale inspirato dalla poesia di Longfellow, che si ammira ora nel Museo Civico di Torino; e, dopo il suo ritorno da Napoli, preceduto da un istruttivo viaggio artistico in Francia, Germania ed Inghilterra, ove raccolse tesori d’osservazione, “Dubbio e fede” che trovasi nella Galleria Vonwiller; “Francesco I e la Regina Bianca” eseguito per Matteo Schilizzi; “La monacazione di Maria Spinelli”; “Savonarola in tempo di Carnovale”; “Dulce pro patria mori”; “Gli scolari di Tiepolo”; “Figlia di suo figlio” e parecchi quadri da chiesa.

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