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Gabriele Smargiassi


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Gabriele Smargiassi

( Vasto 1798 - Napoli 1882 )

Pittore

    Gabriele Smargiassi

    Gabriele Smargiassi dall’Abruzzo si trasferi’ a Napoli nel 1817 iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti. Quindi si avvicinò a Pitloo derivandone l’amore per la pennellata fluente e rapida utilizzata per descrivere le vedute di Napoli.Negli anni ’30 soggiorno’ a Parigi alla corte di Luigi Filippo. Tornato a Napoli si affermò come uno dei grandi interpreti della scuola di Posillipo.

    Tra le sue opere ricordiamo: San Girolamo nel deserto, Le origini di Melfi presso Avellino, Tramonto a Pozzuoli e Cava. Fu Smargiassi grande avversario della riforma attuata a Napoli dai Palizzi, in specie Filippo e Nicola. “Credo che tutta la pittura che si fa, o si faceva in Italia è in quel senso magro, secco, senza aria; e poi una tavolozza povera col solo giallo d’India, e tutto si faceva col giallo d’India … io me lo ricordo nell’epoca che studiava da Bonolis: Ora si deve ben dire che tu Filippo, e tu Nicola, siete stati i soli riformatori della buona tavolozza in Napoli pel paesaggio a riguardo del vostro studio e de’ vostri viaggi” (Lettera di Francesco Paolo Palizzi al fratello Filippo, riportata in Berardi 1999, p. 20, nota 34).

    Il riconoscimento privato che nel 1863 Francesco Paolo Palizzi diede ai fratelli Filippo – a dir la verità a quella data già riconosciuto come maestro assoluto a livello nazionale – e Nicola documenta chiaramente il rinnovamento che la pittura partenopea aveva ormai compiuto sulla scia dei due pittori. Il senso di questa “riforma della tavolozza” può essere ben compreso dai lavori pittorici di questi maestri. Si pensi al Santuario di Montevergine di Nicola Palizzi: l’improvviso assieparsi di contadini e popolani all’esterno del luogo sacro è raffigurato da un pennellare guizzante e istintivo, mentre la tecnica torna a farsi più descrittiva e attenta nella struttura architettonica rischiarata da una fresca e tersa atmosfera cristallina.

    La tavolozza “riformata” fa il resto: rossi, celesti e azzurri accendono la composizione di una vivacità cromatica notevole. Sono questi i testi pittorici più all’avanguardia di Nicola, pittore che altrimenti sapeva rispondere nelle occasioni ufficiali seguendo pedissequamente i dettami accademici.

    Sappiamo dalle testimonianze pittoriche di Nicola che l’artista si trovava a frequentare le zone attorno ad Avellino in particolare intorno alla metà degli anni cinquanta, come si evince da Le sorgenti del Serino (Napoli, Accademia di Belle Arti) situata e datata “Montella luglio 29/1854”. Ricordiamo tra le opere esposte San Sebastiano, San Gerolamo, Paesaggio d’invenzione, Rimembranze di Canneto, Tramonto a Pozzuoli, Vecchio Canneto.

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