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Pittore
Francesco Paolo Michetti
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Francesco Paolo Michetti
I piccoli dipinti ad olio su tavola del primo periodo cosiddetto Goupil hanno una quotazione a partire dai 10.000 euro e fino ai 50/60.000 euro e oltre a seconda del soggetto, delle dimensioni e dell’anno.
Record di questa produzione è un olio su tela di oltre 2 metri aggiudicato a 170.000 euro nel 2022. La produzione successiva ha meno interesse e oscilla tra i 5.000 euro e i 15.000 euro.
I dipinti in bianco e nero successivi al 1890 hanno un interesse minore: attorno ai 1.000 – 2.000 euro circa. I lavori a pastello hanno una valutazione tra i 1.500 euro e i 3.000 euro se paesaggi, superiori se figure.
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Francesco Paolo Michetti nasce nel 1851 a Tocco Casauria, comune in provincia di Pescara. A causa della morte precoce del padre, per fronteggiare le ristrettezze economiche della famiglia, inizia fin da ragazzo a lavorare nella bottega di un fabbro, ma anche a mostrare importanti doti pittoriche. Ottiene una borsa di studio dal Consiglio provinciale di Chieti per recarsi a studiare a Napoli, dove si trasferisce nel 1868.
All’Accademia di Belle Arti frequenta le lezioni del maestro Domenico Morelli, e lo studio di Filippo Palizzi. Si avvicina inoltre alla Scuola di Resina, entrando in contatto specialmente con le figure di Marco De Gregorio e Giuseppe De Nittis. La sua ricerca si orienta quindi verso un indirizzo verista come si può notare dai dipinti Greggi, Fanciullo nel sole, Ritorno dall’erbaggio e La raccolta delle olive in Abruzzo. Altro lavoro giovanile è La raccolta delle zucche dove emerge una visione panica e simbolista che permea i suoi primi lavori.
Grazie al rapporto con De Nittis, stringe un contratto con il mercante d’arte Reutlinger e poi con Adolphe Goupil che gli apre le porte del mercato francese. In questi anni entra anche in contatto con Mariano Fortuny durante l’ultimo soggiorno a Napoli del pittore spagnolo prima della prematura scomparsa. Da questo incontro scaturisce la tavolozza chiara di Michetti e una pennellata bidimensionale priva di alcuno studio prospettico.
Nel 1877 presenta all’Esposizione di Napoli del 1877 La processione de Corpus Domini a Chieti, opera che riscuote successo ma allo stesso tempo critiche per il taglio completamente innovativo e poco realista. Il dipinto è caratterizzato da una gamma di colori chiari e una pennellata rapida e vaporosa che eredita da Fortuny allontanandolo così dal linguaggio prettamente verista. Adolphe Goupil cerca di acquistare questo quadro, ma nel 1891 viene comprato dall’Imperatore Guglielmo II che lo ammira all’Esposizione di Berlino.
Ha inizio un periodo fortunato per il pittore, prende parte a diverse rassegne culturali anche europee, come l’Esposizione Internazionale di Parigi del 1878 presentando Primavera e Amore; e alla Mostra Internazionale di Belle Arti di Roma organizzata nel 1883, partecipando con il rivoluzionario dipinto Il voto, poi acquistato dalla Galleria Nazionale di Roma.
Il successo che inizia a riscuotere non lo allontana dalla sua terra natia dove continua a tornare periodicamente, analizzando specialmente le tradizioni abruzzesi che da sempre lo affascinano. Una di queste è proprio la protagonista dell’immensa opera appena citata Il voto. Qui il pittore racconta una celebrazione che avviene durante la festa di San Pantaleone nel paese di Miglianico, in provincia di Chieti. Alcuni fedeli strisciano, leccando il pavimento, verso il busto-reliquario del santo, al fine di adempiere al voto. Vi è quindi un intento realistico: quello di documentare una tradizione popolare a metà tra fede e superstizione, utilizzando però un linguaggio non puramente verista. Sullo sfondo sono ritratti alcuni fedeli intenti a cantare, avvolti dal fumo dell’incenso che rende pesante l’aria.
Nel 1880 presenta alla Promotrice di Torino Domenica delle Palme, mentre nel 1883 acquista il Convento Francescano di Santa Maria del Gesù a Francavilla al Mare che diviene sua casa e studio, luogo dove ospiterà anche cenacoli artistici. Tra i suoi ospiti troviamo Gabriele D’Annunzio, il musicista Paolo Tosti, l’antropologo Antonio De Nino e lo scultore Costantino Barbella. Lo studio delle tradizioni popolari abruzzesi diviene un simbolo distintivo del pittore, interesse che condivide con i già citati De Nino e D’Annunzio. Soggetto che lega quest’ultimo e Michetti è la Figlia di Iorio, per la quale Michetti realizza un dipinto nel 1895 che esporrà alla Biennale di Venezia, e D’Annunzio una tragedia nel 1904.
Le due opere scaturiscono da un episodio reale a cui entrambi assistono: l’arrivo di una ragazza avvenente, inseguita e infastidita da alcuni contadini in una piazzetta di Tocca Casauria. Michetti racconta questa scena in un dipinto, D’Annunzia la rielabora anni dopo sotto forma di testo.
Sul principio del Novecento il pittore sperimenta la tecnica fotografica che lo affascina particolarmente, a tal punto da dedicarsi prettamente ad essa, divenendo il suo mezzo artistico prediletto dell’ultimo periodo.
L’artista si spegne nel 1929 a Francavilla al Mare, a settantotto anni.
Emanuela Di Vivona
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